Ucraina. Kiev travolta da un massiccio attacco russo, cresce la pressione sulla difesa aerea

di Giuseppe Gagliano –

La Russia ha lanciato nella notte tra il 18 e il 19 luglio uno dei più intensi attacchi contro Kiev dall’inizio della guerra, impiegando, secondo le ricostruzioni disponibili, decine di missili balistici e ipersonici insieme a oltre cento droni. L’offensiva alimenta i dubbi sulla capacità della difesa aerea ucraina di sostenere nel lungo periodo attacchi sempre più massicci e coordinati.
Secondo le informazioni disponibili, circa quaranta missili sarebbero stati lanciati contro la capitale in meno di un’ora. Il numero limitato di intercettazioni rivendicate da Kiev suggerisce una crescente difficoltà nel fronteggiare salve di questa intensità. I sistemi Patriot restano il principale strumento contro le minacce balistiche, ma la combinazione di missili ad alta velocità, traiettorie manovrabili e attacchi simultanei tende a saturarne le capacità operative.
Mosca afferma di aver colpito impianti elettronici, aerospaziali, logistici e missilistici nell’area di Kiev e nel porto di Yuzhnyi, nella regione di Odessa, indicando come obiettivi aziende coinvolte nella produzione di componenti per missili, droni, radar e sistemi di guerra elettronica. Tali affermazioni non sono verificabili in modo indipendente, ma riflettono la strategia russa di colpire le infrastrutture che sostengono la produzione militare ucraina.
La risposta di Kiev si è concentrata su obiettivi energetici e logistici in territorio russo. Il presidente Volodymyr Zelensky ha rivendicato attacchi contro depositi petroliferi nella regione di Stavropol e contro tre petroliere della cosiddetta “flotta ombra” nel Mar Nero, nel tentativo di aumentare i costi economici della guerra per Mosca e ostacolarne le esportazioni energetiche.
Resta difficile valutare l’efficacia complessiva delle rispettive offensive. Le autorità ucraine continuano a fornire dati sulle vittime civili, mentre mantengono il massimo riserbo sulle perdite militari e sui danni subiti dall’industria della difesa. La Russia, dal canto suo, presenta i propri attacchi come operazioni esclusivamente contro obiettivi militari, senza che tali affermazioni possano essere confermate in maniera indipendente.
Sul piano strategico emerge anche il problema dei costi. L’impiego di droni e missili relativamente meno costosi costringe l’Ucraina a utilizzare intercettori molto più onerosi e disponibili in quantità limitata. Questo logoramento pesa anche sugli alleati occidentali, chiamati a rifornire Kiev senza compromettere le proprie riserve strategiche.
Sul fronte politico, Zelensky continua a chiedere nuove forniture militari e ulteriori sanzioni contro Mosca. Tuttavia, il conflitto appare sempre più caratterizzato da una spirale di escalation nella quale entrambe le parti cercano di colpire le rispettive infrastrutture strategiche, mentre le prospettive di un negoziato restano sempre più lontane.