di Angelo Gambella –
Il comando militare ucraino ha confermato il ritiro in atto dalla città di Avdiika (Donetsk) su posizioni difensive definite più vantaggiose. Gli analisti pro ucraini hanno iniziato a dettagliare il ripiegamento ammettendo che non è così ordinato; quelli pro russi insistono che ci sono gruppi isolati e lasciati indietro senza via di scampo. In tutti questi proclami è nell’ottica delle cose che gruppi di soldati restino in città per coprire la ritirata ed altri rimangano tagliati fuori, ma è palese che la decisione di uscire dalla città è tardiva ed ha costi umani altissimi.
Intanto le unità russe continuano rastrellamenti in città ed affondano con mezzi pesanti nelle periferie; un battaglione si è gia portato verso la periferia del vicino villaggio di Lastochkino.
La caduta di Avdiivka è stata molto più veloce di quanto preventivato (fine mese). Anche la fabbrica del Carbon coke è stata abbandonata dagli ucraini dopo il centro abitato. Dalla città emergono le foto delle truppe russe che piazzano bandiere, soldati ucraini fatti prigionieri e i corpi di altri militari abbandonati per strada.
Resta inteso che le notizie provenienti da Avdiivka arrivano da numerose fonti militari, compreso il comando ucraino che ha ammesso il ritiro delle forze.
Il ministero della Difesa russo non ha minimamente nominato la città nei bollettini di oggi, solo parole per decine di insediamenti dove si combatte. Lo farà probabilmente domani ai più alti livelli. Intanto i canali Telegram russi celebrano il comandante del Distretto militare centrale generale Mordvichev, lo stesso che aveva condotto l’assalto a Mariupol.
Cosa accadrà dopo Avdiivka? Torniamo un momento indietro alla primavera del 2023. I paramilitari Wagner avevano preso Bakhmut e si erano riposizionati in seconda linea senza avanzare ulteriormente; l’esercito russo si era limitato a prenderne le posizioni senza avanzare, semplicemente non era riorganizzato per farlo. L’esercito ucraino non era battuto ed avrebbe tentato la controffensiva estiva vincendo a Rabotino, ma senza alcun successo sul resto del lungo fronte.
Adesso le forze regolari russe hanno avuto tutto il tempo di riorganizzarsi e difficilmente si fermeranno sul posto. L’esercito ucraino non è sconfitto, come una certa propaganda afferma, ma è palesemente indebolito, lamenta carenza di munizioni ed è più vulnerabile che dopo la sconfitta di Bakhmut. Deve ora ricostruire più a valle una solida linea di difesa e per questo dovrà cedere altro terreno. Se potrà contrattaccare, dipenderà solo dall’aiuto occidentale. Occidente che, protestando per la morte in prigionia di Navalny, potrebbe passare ai fatti con un nuovo invio di aiuti militari.
L’iniziativa intanto resta russa su tutto il fronte e le prossime settimane saranno cruciali per le sorti della battaglia: Pervomaiske, Novomikhailivka, Sinkivka, Terni e Bilorivka sono i prossimi centri di cui sentiremo parlare.




