di Giuseppe Gagliano –
La nomina di Evhen Khmara a ministro della Difesa ad interim segna un cambio di rotta nella gestione del conflitto da parte del presidente Volodymyr Zelensky. La scelta di un uomo proveniente dai servizi di sicurezza, annunciata mentre proseguono le proteste per la destituzione di Mykhaïlo Fedorov, evidenzia la volontà di rafforzare il coordinamento tra intelligence, operazioni speciali e capacità di attacco, privilegiando l’efficacia militare rispetto agli equilibri istituzionali.
Per quindici anni nel Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU), Khmara ha guidato tra il 2023 e l’inizio del 2025 il centro per le operazioni speciali Alpha, partecipando ad alcune delle missioni più sensibili contro la Russia. Il suo profilo suggerisce che Kiev intenda attribuire un ruolo sempre maggiore alle operazioni clandestine, agli attacchi in profondità e al coordinamento tra droni, forze speciali e intelligence.
La designazione, tuttavia, solleva interrogativi anche sul piano giuridico. La legislazione ucraina prevede infatti che il ministro della Difesa sia un civile, principio volto a garantire la separazione tra potere politico, forze armate e apparati di sicurezza. Il ricorso a una nomina ad interim di un ufficiale proveniente dall’SBU viene interpretato da diversi osservatori come un’estensione dei poteri eccezionali legati allo stato di guerra.
La decisione arriva in un momento di crescente tensione interna. La rimozione di Fedorov, considerato il principale promotore della modernizzazione tecnologica delle forze armate e dello sviluppo dell’industria dei droni, ha alimentato manifestazioni che riflettono un malcontento crescente dopo anni di guerra, mobilitazione e difficoltà economiche.
Anche sul piano internazionale la scelta potrebbe avere ripercussioni. Mentre Kiev punta ad accelerare il percorso di adesione all’Unione europea, Bruxelles continua a chiedere il rafforzamento dello Stato di diritto, della trasparenza amministrativa e della lotta alla corruzione. La nomina di un dirigente dei servizi di sicurezza alla guida della Difesa rischia quindi di alimentare le critiche sulla progressiva concentrazione del potere nelle mani della presidenza.
Il ministero della Difesa, inoltre, gestisce una parte rilevante della spesa pubblica destinata allo sforzo bellico, agli acquisti di armamenti e alla cooperazione con i partner occidentali. La scelta di Khmara potrebbe rafforzare gli investimenti nelle operazioni speciali e nei sistemi d’attacco, ridimensionando invece alcuni dei programmi tecnologici e industriali promossi dal suo predecessore.
La nomina riflette infine le difficoltà strategiche attraversate dall’Ucraina, stretta tra la pressione militare russa, il logoramento delle proprie risorse e l’incertezza sul sostegno occidentale. Se nel breve periodo la scelta potrebbe migliorare il coordinamento operativo, sul piano politico rappresenta un ulteriore passo verso la centralizzazione del potere in nome delle esigenze della sicurezza nazionale.












