di Giuseppe Gagliano –
Sullo sfondo della guerra in Ucraina, è evidente una significativa disparità nella produzione di artiglieria tra la Russia e gli alleati occidentali. Secondo alcuni analisti quest’anno le fabbriche russe sono sulla buona strada per produrre e ricostruire circa 4,5 milioni di proiettili di artiglieria. Di fronte a ciò i paesi europei e gli Stati Uniti, insieme, non riescono a superare 1,3 milioni di munizioni. Un altro punto preoccupante è che il costo di produzione per guscio in Russia è significativamente più basso. Mentre il prezzo dei proiettili da 152 mm è stimato a circa mille dollari da parte russa, raggiunge una media di 4.000 dollari per i proiettili da 155 mm tra i paesi membri della NATO.
Questo divario produttivo rappresenta una sfida enorme per l’Ucraina, che si trova ad affrontare un equilibrio di potere precario. Le truppe ucraine affermano che per ogni cinque proiettili sparati dalle forze russe, ne lanciano solo uno. Nel momento in cui gli ucraini cercano di difendere la regione di Kharkiv, il loro bisogno di munizioni costituisce una delle questioni essenziali del conflitto.
Inoltre la carenza di risorse si manifesta anche nelle carenze nella formazione e nelle attrezzature. Un esempio lampante di questa carenza è la scarsità di missili anticarro N-LAW, al punto che, durante l’addestramento, le reclute sono costrette a simulare l’uso di queste armi, per mancanza di reale disponibilità. Alcuni studiosi sottolineano inoltre il lento progresso della produzione negli stabilimenti del Regno Unito, che ostacola la capacità di risposta immediata del sostegno all’Ucraina. Questa situazione richiede un’urgente rivalutazione della strategia di sostegno internazionale all’Ucraina per compensare queste gravi carenze.
Mentre il conflitto in Ucraina continua, la Russia può contare sul sostegno dei suoi alleati internazionali. Secondo il ministro della Difesa sudcoreano, la Corea del Nord ha recentemente fornito alla Russia 7mila container di munizioni. Questa sostanziale consegna dimostra la relazione sempre più stretta tra Mosca e Pyongyang nello sforzo bellico dell’Ucraina.
L’Iran ha anche rafforzato la cooperazione militare con la Russia fornendo centinaia di missili balistici superficie-superficie. Queste consegne illustrano anche il rafforzamento dei legami strategici tra Teheran e Mosca, nonostante le sanzioni internazionali.
Infine anche il sostegno cinese alla Russia sembra rafforzarsi. Il nuovo ministro della Difesa cinese Dong Jun ha sostenuto il sostegno del suo Paese a Mosca durante una videoconferenza con il suo ex omologo russo, Sergei Shoigu, sottolineando che questo sostegno non costituisce un’alleanza militare formale. Dal punto di vista economico la Cina ha aumentato gli scambi con la Russia, diventando il suo principale fornitore di petrolio e partecipando alla cooperazione tecnologica che contrasta le sanzioni occidentali. A questo proposito si segnalano in particolare i settori dei componenti elettronici e dei materiali strategici come la nitrocellulosa, utilizzata nella fabbricazione di munizioni per artiglieria.
Questa ascesa al potere del complesso industriale-militare russo trova eco in diversi rapporti tedeschi e polacchi pubblicati alla fine del 2023. Nei loro scenari la Russia potrebbe cercare di negoziare un cessate-il-fuoco nei prossimi mesi, approfittando così di una pausa per accumulare riserve di munizioni. Questa strategia consentirebbe di prepararsi per una futura offensiva più ampia volta a riaffermare definitivamente la propria egemonia nell’Europa orientale. Questo scenario tiene conto dell’attuale capacità della Russia di produrre munizioni a un ritmo significativamente superiore a quello dei suoi avversari occidentali, una realtà che rafforza la rilevanza di questa analisi prospettica.
In questo contesto l’Europa e gli Stati Uniti si trovano in una posizione delicata, di fronte alla necessità di aumentare molto rapidamente la loro competitività industriale-militare per poter scoraggiare la Russia. Il caso dei missili N-LAW, la cui produzione è stata tuttavia aumentata negli stabilimenti Thales di Belfast, illustra bene questa situazione. Nonostante una capacità che deve essere raddoppiata, resta un divario significativo da colmare per raggiungere la parità con la Russia.




