Ucraina. L’avanzata russa sconfessa tre anni di stampa occidentale

di Tommaso Conte

Soprattutto dopo la traumatica cesura propria dell’esecutivo Trump, la “coalizione dei paesi volenterosi” e le realtà mediatico-sociali degli stessi, affrontano una crisi interna irreversibile. Nella battaglia svolta a colpi di informazione o “disinformacija”, il blocco europeo-Nato e quello filorusso continuano a sfidarsi militarmente, economicamente e politicamente nell’area ex-sovietica e balcanica.
Chiunque stia seguendo con attenzione lo svolgimento delle operazioni militari sul territorio ucraino e abbia un’infarinatura generale riguardo le potenzialità militari, economiche e numeriche delle forze in campo, ha ormai poche resistenze nell’affermare che è l’est ad avanzare. Ma mentre i commissari militari di Zelensky non riescono nemmeno a formare numeri consistenti di nuove brigate nonostante le politiche draconiane proprie della mobilitazione forzata attuale.
Le forze russe sono ormai in procinto di dare l’assalto finale al complesso di roccaforti ucraine nel nord del Donetsk, ed ecco che i media europei fanno ancora fatica a fornire un’informazione veritiera almeno riguardo quello che concerne le ambizioni territoriali russe, de facto già dichiarate da personalità come il presidente Vladimir Putin, il ministro Serghei Lavrov e il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitrij Medvjedev. L’informazione occidentale non è nuova rispetto alle pecche riduzioniste nel quadro delle potenzialità russe in particolare e BRICS in generale. Bisogna ammettere che, sfruttando avvenimenti strategico-operativi di una certa rilevanza come i ripiegamenti russi del 2022 e del 2023, i media nostrani hanno rigonfiato in maniera sensazionalistica ed errata tali tattiche militari, dando risalto alla riconquista ucraina di Kherson e delle zone orientali dell’oblast di Karkiv, evitando di trattare gli aspetti peculiari dell’operato russo, più improntato ad un’azione di logoramento economico e militare della stessa NATO.
In un mondo in cui i “paesi volenterosi” si ritrovano a dover gestire il pantano ucraino da soli, abbandonati dalla prima potenza militare del mondo, le principali testate giornalistiche e gli altri mezzi mediatici, dovendo affrontare le tematiche proprie di possibili accordi, cessate-il-fuoco, tregue più o meno lunghe, fanno un quadro generale sproporzionato e troppo ottimista soprattutto sulla possibile accondiscendenza russa rispetto all’accettazione di tali possibilità.
A questo punto la Federazione Russa non ha alcun motivo di scendere a patti con la Nato e il governo ucraino, specialmente dopo i fallimenti delle trattative svolte negli ultimi dieci anni, l’aggravarsi della situazione geopolitica del Caucaso e il clima sempre più rovente nello scacchiere baltico.
Nello specifico i canali occidentali di informazione offrono dirette, dibattiti e podcast nei quali troppo spesso opinionisti ed esperti valutano come credibile la possibilità di linee del cessate-il-fuoco coincidenti con le aree di contatto attuali nei quattro oblast che sono, secondo la costituzione russa, già parte integrante dello Stato e che devono essere semplicemente controllati nella loro interezza.
Anche se da parte russa si volesse giungere ad accordi compromissivi rispetto ad ambizioni territoriali che praticamente includono almeno un terzo dell’attuale territorio ucraino, è quantomeno disonesto nei confronti dell’opinione pubblica occidentale continuare ad indorare la pillola rispetto alle verità contingenti e irreversibili dell’avanzata russa in territorio ucraino.
Per la compagine mediatica occidentale, ma anche per le più diffuse interpretazioni ideologiche e morali delle masse occidentali rispetto il conflitto ucraino, è ormai da mesi cominciata una vera e propria crisi esistenziale: questa può essere affrontata più o meno pubblicamente e onestamente o negata tramite atteggiamenti compulsivi simili a forme di autismo, anche perché bisognerebbe mettere in discussione i dogmi ideologici o anche solo analitico-strategici, così forti nel primo periodo del conflitto ucraino del 2022. Documenti audio e video, post, tweet ed altri “reperti” digitali risalenti a due anni fa, rimangono reperibili sulle varie piattaforme online ricordandoci la paradossale grandezza della vacuità.