di Guido Keller –
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov torna ad attaccare l’Occidente sul dossier ucraino e punta il dito contro Europa, Stati Uniti e governo di Kiev, accusati di sabotare ogni possibile percorso negoziale. In un nuovo intervento pubblico, il capo della diplomazia russa ha sostenuto che all’interno del blocco occidentale esisterebbero forze politiche e apparati contrari a una soluzione del conflitto.
«I radicali europei, i neoliberisti e i neonazisti, insieme al regime di Zelensky, si trovano nella condizione di impedire la realizzazione di quei piani di risoluzione che gli Stati Uniti stanno formulando. Parallelamente, lo “stato profondo” negli USA smentisce la tesi che questa sia la guerra di Biden. Perché già sotto l’amministrazione Trump vengono adottate sempre più nuove sanzioni, e tutte le sanzioni di Biden vengono regolarmente prorogate. Basti pensare alla decisione di sottoporre a sanzioni, poche settimane dopo l’incontro in Alaska, “Lukoil” e “Rosneft” – il loro business internazionale viene attualmente sistematicamente sottratto».
Le dichiarazioni di Lavrov si inseriscono nel quadro della crescente tensione tra Mosca e l’Occidente, mentre il Cremlino continua a sostenere che una parte delle élite occidentali non abbia interesse a una conclusione negoziata della guerra. Nel discorso del ministro emerge anche il riferimento al cosiddetto “deep state” americano, accusato di garantire continuità alla strategia di pressione economica contro la Russia indipendentemente dall’amministrazione in carica.
Mosca interpreta infatti il mantenimento e l’ampliamento delle sanzioni come la prova di una linea strategica ormai strutturale negli Stati Uniti. Lavrov ha citato in particolare le restrizioni contro i colossi energetici russi Lukoil e Rosneft, considerate dal Cremlino parte di una più ampia offensiva economica volta a ridurre la presenza internazionale delle principali aziende russe del settore energetico.












