di Giuseppe Gagliano

Francia e Regno Unito preparano per ottobre e novembre 2026 grandi esercitazioni militari destinate a verificare la capacità della Coalizione dei Volenterosi di garantire la sicurezza dell’Ucraina dopo un’eventuale cessazione delle ostilità. Le manovre annunciate dal presidente francese Emmanuel Macron arrivano mentre il conflitto è ancora in corso e non esiste un accordo sulle condizioni di una futura tregua.

Un primo test sarà rappresentato dal previsto dispiegamento in Polonia di circa 1.500 militari britannici e francesi. Le esercitazioni saranno concentrate soprattutto sulla capacità di trasferire rapidamente uomini, mezzi e materiali verso il fianco orientale europeo, verificando infrastrutture, collegamenti ferroviari e sistemi logistici.

Resta tuttavia da definire la natura delle garanzie che i Paesi europei sarebbero disposti a offrire a Kiev. Un eventuale dispiegamento permanente richiederebbe non soltanto forze terrestri, ma sistemi di difesa aerea, trasporti strategici, sorveglianza, munizioni, strutture sanitarie, un comando integrato e regole d’ingaggio condivise. Francia e Regno Unito, entrambe potenze nucleari, puntano a costituire il nucleo militare e politico della coalizione.

Le manovre serviranno anche a verificare quanto gli europei siano in grado di operare senza un sostegno determinante degli Stati Uniti, soprattutto nei settori dell’intelligence, delle comunicazioni protette, della guerra elettronica e della difesa antimissile.

Parallelamente, Londra e Parigi stanno rafforzando la capacità industriale militare dell’Ucraina. Il possibile trasferimento della tecnologia necessaria alla produzione dei missili da crociera Storm Shadow consentirebbe a Kiev di sviluppare una capacità nazionale per realizzare armi a lungo raggio. Un programma di questo tipo richiederebbe tuttavia componenti avanzati, personale specializzato, impianti protetti e catene di approvvigionamento sicure, rendendo probabile una produzione distribuita tra Ucraina ed Europa.

Anche il finanziamento europeo da 90 miliardi di euro previsto per il 2026 e il 2027 assume una crescente rilevanza industriale. Trenta miliardi sono destinati al sostegno dell’economia ucraina e sessanta miliardi all’assistenza militare, con 3,9 miliardi previsti per i droni e 6,1 miliardi per gli acquisti della difesa.

Sul loro utilizzo emerge però una divergenza. Kiev vuole mantenere la possibilità di acquistare sistemi anche fuori dall’Europa quando prezzi, disponibilità e tempi di consegna risultano più favorevoli. Parigi spinge invece affinché una quota crescente dei finanziamenti venga destinata all’industria europea, trasformando il sostegno all’Ucraina anche in uno strumento per rafforzare la produzione militare continentale.

Il sistema franco italiano SAMP/T, alternativa europea al Patriot statunitense, rappresenta questa strategia. Il problema rimane la capacità delle industrie europee di produrre rapidamente sistemi e munizioni nelle quantità richieste dalla guerra. La Commissione europea dovrà quindi bilanciare la necessità di sostenere l’industria continentale con l’urgenza delle forniture richieste da Kiev.

Le esercitazioni della Coalizione dei Volenterosi, il rafforzamento dell’industria militare ucraina e le nuove regole sugli acquisti delineano così un progetto più ampio: utilizzare l’esperienza della guerra per costruire una capacità europea di difesa meno dipendente dagli Stati Uniti.

Resta però aperta la questione politica centrale. Preparare garanzie credibili potrebbe rendere più stabile un futuro cessate il fuoco, ma un dispiegamento militare europeo permanente in Ucraina potrebbe anche complicare i negoziati con Mosca. Le esercitazioni autunnali serviranno a verificare se gli europei sono capaci di muovere insieme uomini e mezzi. La prova decisiva sarà stabilire chi dovrà comandare, finanziare la missione e assumersi il rischio di applicare concretamente le garanzie promesse a Kiev.