di Giuseppe Gagliano –

Mosca alza il livello dello scontro verbale nel conflitto ucraino accusando Francia e Regno Unito di valutare il trasferimento di capacità nucleari o radiologiche a Kiev. L’accusa, priva di prove concrete, appare soprattutto come una mossa politica e comunicativa. Più che dimostrare un fatto, punta a costruire una narrativa che trasformi la guerra in Ucraina da conflitto convenzionale a possibile preludio di uno scontro nucleare europeo.

Evocare il coinvolgimento di potenze nucleari occidentali serve a spostare l’attenzione dalla situazione militare sul campo alla paura di un’escalation incontrollabile. In questo modo la Russia invia un messaggio implicito all’Occidente: il sostegno a Kiev potrebbe avere conseguenze non solo politiche ed economiche, ma anche esistenziali.

La narrativa russa insiste anche sulla possibilità di un ordigno radiologico, la cosiddetta “bomba sporca”. Si tratta di un concetto tecnicamente plausibile e difficile da verificare nell’immediato, utile nella guerra dell’informazione perché capace di generare allarme e incertezza. Il riferimento a dettagli tecnici, come la testata nucleare francese TN75, contribuisce inoltre a rafforzare la credibilità apparente delle accuse.

L’obiettivo della pressione russa sembra essere soprattutto l’Europa. Puntando su Londra e Parigi, le principali potenze nucleari del continente, Mosca tenta di colpire il cuore del sostegno europeo a Kiev e di presentare l’Occidente come responsabile di un possibile superamento delle linee rosse della non proliferazione.

Sul piano militare, tuttavia, l’ipotesi di un trasferimento di armi nucleari all’Ucraina è considerata estremamente improbabile. Sarebbe una violazione del regime internazionale di non proliferazione e un rischio politico enorme per i Paesi occidentali. Ciò non rende però irrilevante la narrativa russa, che può servire a giustificare future escalation o cambiamenti nella postura nucleare di Mosca.

L’evocazione del rischio atomico ha inoltre effetti economici e geopolitici più ampi. Alimenta l’instabilità dei mercati energetici, aumenta l’incertezza degli investitori e può contribuire a indebolire la coesione del fronte occidentale.

In definitiva, il ricorso alla retorica nucleare segnala una nuova fase del conflitto. L’atomica diventa soprattutto uno strumento di pressione politica e psicologica, utilizzato per influenzare percezioni, decisioni strategiche e sostegno internazionale alla guerra in Ucraina.