di Giuseppe Gagliano –
La Russia chiude la porta a un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky e conferma la propria linea negoziale: prima un accordo definito dai diplomatici e dai negoziatori, poi eventualmente un vertice tra i leader. La posizione espressa dal presidente russo durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo segnala che Mosca non intende concedere una tregua o una pausa politica mentre ritiene di mantenere l’iniziativa sul campo di battaglia.
Putin ha sostenuto che un incontro ai massimi livelli avrebbe senso soltanto dopo la definizione di intese concrete. Una risposta che arriva dopo la proposta avanzata da Zelensky di tenere colloqui in un Paese neutrale accompagnati da un cessate il fuoco temporaneo e da uno scambio di prigionieri.
Per il Cremlino la questione ucraina ha ormai superato la dimensione strettamente bilaterale. Mosca considera il conflitto parte di un confronto più ampio con l’Occidente e ritiene che le decisioni decisive debbano coinvolgere soprattutto Russia e Stati Uniti. In questa prospettiva, Kiev resta un interlocutore necessario sul piano formale, ma non il soggetto che può determinare da solo l’esito finale del negoziato.
Dal punto di vista militare, la posizione russa appare coerente con la situazione sul terreno. Una tregua generale consentirebbe all’Ucraina di riorganizzare uomini, munizioni e sistemi di difesa, mentre Mosca punta a mantenere la pressione attraverso una strategia di logoramento destinata a consumare progressivamente le capacità militari e industriali dell’avversario.
Anche sul piano economico il fattore tempo gioca un ruolo importante. Nonostante le difficoltà provocate dalle sanzioni e dall’elevata spesa militare, la Russia ha adattato parte della propria economia alle esigenze del conflitto. L’Ucraina continua invece a dipendere in larga misura dagli aiuti finanziari e militari provenienti dagli Stati Uniti e dai partner europei.
La guerra resta inoltre al centro di una più ampia competizione geopolitica. Mosca punta a dimostrare di poter resistere alla pressione occidentale e di mantenere un ruolo determinante nella definizione della futura architettura di sicurezza europea. Gli Stati Uniti cercano di sostenere Kiev evitando un confronto diretto con la Russia, mentre l’Europa continua a sostenere l’Ucraina pur sopportando gran parte dei costi economici ed energetici della crisi.
Il rifiuto di Putin assume quindi un significato che va oltre la semplice diplomazia. Mosca intende ribadire che non considera maturi i tempi per un accordo e che qualsiasi trattativa dovrà essere costruita sulla base dei rapporti di forza esistenti. Per Kiev, al contrario, mantenere aperta la prospettiva di un negoziato rappresenta uno strumento politico utile a rafforzare il sostegno internazionale.
La distanza tra le due posizioni conferma che una soluzione del conflitto appare ancora lontana. Per il momento, sia la Russia sia l’Ucraina continuano a ritenere che il tempo possa giocare a proprio favore, rendendo difficile qualsiasi iniziativa diplomatica capace di trasformarsi rapidamente in un accordo concreto.












