di Giuseppe Gagliano –

In un contesto segnato dalla guerra e dalle proteste agricole che scuotono l’Europa orientale, l’Unione Europea e l’Ucraina hanno raggiunto un’intesa commerciale che riscrive i termini della cooperazione nel settore agroalimentare. L’annuncio, reso pubblico dalla Commissione europea il 30 giugno 2025, segna il passaggio da un regime emergenziale a un quadro stabile, seppur meno ambizioso, che definisce le modalità di accesso dei prodotti agricoli ucraini al mercato europeo.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha salutato l’accordo come un “passo verso l’integrazione piena dell’Ucraina nell’Unione”, sottolineando l’impegno congiunto per una crescita bilanciata. Ma al di là delle dichiarazioni di principio, il nuovo patto rappresenta una revisione significativa rispetto alle Misure Commerciali Autonome (ATM) in vigore dal 2022, che avevano aperto completamente le porte all’agroalimentare ucraino per sostenere il Paese durante la guerra con la Russia.

Le ATM, uno strumento unilaterale che sospendeva dazi e quote su prodotti chiave come grano, mais, uova e pollame, erano state prorogate annualmente, finché l’insoddisfazione crescente di agricoltori polacchi e francesi, penalizzati dalla concorrenza, non ha imposto una battuta d’arresto. Le proteste, culminate con la sospensione delle ATM a giugno, hanno imposto una svolta pragmatica a Bruxelles.

Il nuovo accordo, frutto di intense trattative nel fine settimana tra rappresentanti europei e ucraini, punta su un “quadro prevedibile e reciproco”, come lo ha definito il commissario al Commercio Maros Sefcovic. Gli Stati membri e il Parlamento europeo dovranno ora approvare l’intesa, ma la Commissione confida in un sostegno ampio grazie alla narrazione del “compromesso utile per entrambe le parti”.

– Apertura quasi totale per prodotti a basso impatto competitivo, come il latte fermentato e il succo d’uva;

– Incrementi moderati delle quote per prodotti sensibili come burro, latte in polvere scremato, glutine, avena e semola d’orzo, con limiti massimi ispirati ai picchi storici degli ultimi anni;

– Controllo rigido per zucchero, uova, miele, mais, pollame e grano: in questi casi le quote non subiranno variazioni sostanziali, in risposta alle pressioni di Parigi, Varsavia e altri Paesi membri.

Sono inoltre previsti meccanismi di salvaguardia “robusti”, secondo le parole del commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, per intervenire rapidamente qualora le importazioni provocassero squilibri sul mercato interno.

Uno degli elementi chiave dell’accordo è l’impegno dell’Ucraina a conformarsi progressivamente agli standard agricoli europei: entro il 2028, Kiev dovrà recepire norme su pesticidi, sicurezza alimentare e benessere animale, avvicinando il proprio modello produttivo a quello comunitario.

Il patto agricolo UE-Ucraina, sebbene tecnicamente “modesto”, ha un valore geopolitico non trascurabile: segnala la volontà di istituzionalizzare il rapporto commerciale tra Bruxelles e Kiev anche in uno dei settori più sensibili – quello primario – e offre una risposta concreta alle frizioni politiche nate tra solidarietà pro-Kiev e protezionismo contadino.