di Giuseppe Gagliano –
Gli attacchi russi contro i porti della regione di Odessa stanno mettendo in crisi uno dei principali canali di esportazione dell’Ucraina, con il rischio di trasformare un raccolto abbondante in un problema economico e finanziario. Attraverso gli scali della regione transitava circa il 90 per cento delle esportazioni agricole ucraine e nei primi quindici giorni di agosto le spedizioni di cereali sarebbero diminuite del 75 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Mosca presenta gli attacchi alle infrastrutture portuali come una risposta alle operazioni ucraine contro Novorossijsk e gli impianti russi sul Mar Nero. Terminali, depositi, ferrovie e naviglio commerciale sono così diventati parte della guerra economica. Per Kiev il problema è particolarmente grave perché le alternative, dalle ferrovie verso l’Europa ai porti sul Danubio e ai collegamenti attraverso la Moldavia, possono assorbire soltanto una parte dei volumi normalmente movimentati da Odessa.
La difficoltà arriva mentre i campi continuano a produrre. A metà agosto erano già stati raccolti oltre 28 milioni di tonnellate di cereali e legumi, mentre la produzione di mais potrebbe raggiungere 33 milioni di tonnellate. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha ridotto la previsione delle esportazioni ucraine di mais da 23 a 14 milioni di tonnellate, con scorte finali che potrebbero salire fino a 13,5 milioni.
L’Ucraina dispone nominalmente di oltre 74 milioni di tonnellate di capacità di stoccaggio, ma soltanto una parte si trova in depositi certificati e numerosi silos sono stati distrutti, sono situati nei territori occupati oppure risultano lontani dalle principali aree produttive. Il deficit effettivo di strutture temporanee potrebbe raggiungere tra 10 e 12 milioni di tonnellate, costringendo gli agricoltori a utilizzare grandi involucri impermeabili nei campi o, in alcuni casi, a valutare di lasciare il mais sulle piante fino alla primavera.
La conseguenza è un paradosso economico. Mentre sui mercati internazionali i timori per la riduzione dell’offerta possono spingere verso l’alto le quotazioni, in Ucraina l’accumulo di prodotto ha contribuito alla caduta dei prezzi interni. Il grano alimentare avrebbe perso tra il 30 e il 35 per cento, comprimendo ulteriormente i margini degli agricoltori.
La crisi rischia così di trasferirsi rapidamente dall’agricoltura alle finanze pubbliche. La Banca nazionale ucraina stima una perdita di circa 2,5 miliardi di dollari di entrate valutarie nel resto del 2026, mentre le perdite logistiche per gli agricoltori potrebbero arrivare a 3 miliardi. La mancanza di liquidità potrebbe compromettere il pagamento di salari, carburanti, fertilizzanti e crediti e soprattutto ridurre la capacità di finanziare le prossime semine.
Un blocco limitato nel tempo consentirebbe di conservare parte del raccolto e rinviare le esportazioni al 2027. Un’interruzione prolungata durante l’inverno potrebbe invece provocare fallimenti, riduzione delle superfici coltivate e un ulteriore calo della produzione. Le valutazioni più pessimistiche indicano un impatto vicino al 2 per cento del Pil nel 2026 e, nello scenario di una crisi prolungata, fino al 5,3 per cento nel 2027.
Colpire Odessa assume quindi un valore strategico che supera la distruzione materiale delle infrastrutture. La pressione sulle esportazioni agricole riduce le entrate in valuta estera, indebolisce le finanze dello Stato e aumenta la dipendenza di Kiev dagli aiuti occidentali.
Il 21 agosto Keith Kellogg ha visitato il porto di Odessa insieme a una delegazione statunitense per osservare i danni e discutere sicurezza marittima, continuità logistica e investimenti nella ricostruzione. Gli interessi occidentali nel settore agricolo ucraino riguardano commercio, depositi, trasformazione, finanziamenti e partecipazioni societarie, mentre la legislazione ucraina continua a vietare agli stranieri l’acquisto diretto dei terreni agricoli fino a un eventuale referendum. Operatori esteri possono tuttavia essere presenti attraverso contratti di affitto e partecipazioni in società ucraine.
La battaglia per Odessa è così diventata anche una battaglia per la capacità economica dell’Ucraina di sostenere la guerra. Proteggere i porti, mantenere aperte le rotte commerciali e garantire liquidità agli agricoltori sarà determinante non soltanto per esportare il raccolto attuale, ma anche per assicurare le semine del 2027. Nel conflitto sul Mar Nero, silos, terminali cerealicoli e infrastrutture logistiche hanno ormai acquisito un valore strategico paragonabile a quello delle installazioni militari.




