di Giuseppe Gagliano –
L’affermazione del Wall Street Journal riguardo all’insufficienza delle forze ucraine per condurre operazioni offensive importanti mette in luce un quadro geopolitico complesso e multi-sfaccettato che coinvolge dinamiche militari, politiche e strategiche di vasta portata. La dichiarazione di un anonimo funzionario dell’intelligence occidentale e la conferma di un anonimo funzionario ucraino sottolineano la difficile situazione in cui si trova Kiev. Dopo il fallimento della controffensiva dello scorso anno, l’Ucraina si trova a dover riorganizzare le sue forze e a dover fare affidamento principalmente sul supporto e sulle armi fornite dagli alleati occidentali per mantenere le sue posizioni difensive.
Questa situazione evidenzia la fragile natura delle capacità militari ucraine in confronto alla potenza russa, mettendo in risalto la dipendenza critica dell’Ucraina dagli aiuti esterni, sia in termini di equipaggiamento che di formazione militare. La capacità dell’Ucraina di lanciare un’offensiva efficace è limitata non solo dalle risorse militari disponibili, ma anche dalla necessità di compensare le perdite subite e di mantenere riserve sufficienti per future operazioni. La dinamica del conflitto in Ucraina riflette le più ampie tensioni geopolitiche tra Russia e occidente, con quest’ultimo che si trova in un delicato equilibrio tra il sostegno a Kiev e il rischio di escalation diretta con Mosca. Le recenti notizie suggeriscono che, mentre l’Ucraina riesce a rimanere in piedi con l’aiuto occidentale, le sue capacità di infliggere significative perdite alle forze russe e di riconquistare territori occupati rimangono limitate. Questa realtà crea un contesto in cui il conflitto potrebbe protrarsi nel tempo, senza una chiara risoluzione in vista, aumentando il rischio di una guerra di logoramento. La situazione richiede un’analisi approfondita delle strategie a lungo termine da parte degli alleati dell’Ucraina, inclusa la valutazione del continuo flusso di armi e supporto economico, nonché l’adozione di misure diplomatiche per evitare un’escalation incontrollata. Allo stesso tempo la Russia continua a consolidare le sue posizioni nei territori occupati, sfruttando la relativa debolezza delle forze ucraine per rafforzare il proprio controllo e influenzare le dinamiche regionali.
In questo quadro si è svolta la visita di ieri del premier ungherese Viktor Orban in Ucraina, dove ha incontrato il presidente Volodymyr Zelensky. I due hanno parlato lingue assai diverse, con Orban che ha insistito sulla necessità di un cessate-il-fuoco immediato al fine di promuovere “negoziati di pace”. Orban si è dimostrato così l’unico leader europeo realmente europeista, dal momento che non solo l’Ue non ha fatto nulla per prevenire il conflitto, bensì l’amministrazione von der Leyen, che risponde evidentemente a Washington, si è schierata da subito per il sostegno militare e il perpetrarsi di un disastroso conflitto che, al di là degli slogan e dei proclami, l’Ucraina sta perdendo.
Ovviamente il telecomandato Zelensky ha risposto che ci può essere solo “una pace giusta”, senza alcuna concessione alla Russia, e ha invitato Orban a unirsi al resto dei leader europei nel supporto militare e politico alla guerra contro la Russia.
Il ministro degli Esteri Russo si è invece sentito con il collega ungherese Peter Szijjarto: i due hanno affrontato tra i vari temi la crisi ucraina, e il ministro ungherese ha chiesto garanzie per la sicurezza della minoranza magiara in Ucraina.




