di Giuseppe Gagliano –
L’Unione Europea rafforza il sostegno all’Ucraina con un prestito da 90 miliardi di euro e un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma le misure approvate non cambiano l’equilibrio del conflitto e mettono in luce i limiti della strategia europea.
Il via libera agli aiuti arriva dopo il superamento del veto ungherese e garantisce a Kiev risorse fondamentali per evitare il collasso finanziario nei prossimi mesi. I fondi serviranno non solo a sostenere lo sforzo militare, ma anche a mantenere in funzione lo Stato ucraino, tra stipendi pubblici, sanità e infrastrutture. Tuttavia, la struttura del piano conferma la priorità strategica: una quota rilevante sarà destinata direttamente alla difesa, segno che Bruxelles considera la resistenza ucraina centrale per la propria sicurezza.
Il sostegno europeo rafforza Kiev ma aumenta anche il coinvolgimento politico dell’Unione nel conflitto. Pur senza truppe sul campo, il confine tra aiuto e partecipazione diventa sempre più sottile. Allo stesso tempo, le condizioni imposte sugli aiuti, in particolare sul fronte anticorruzione, trasformano il sostegno economico in uno strumento di pressione e riforma interna.
Sul fronte delle sanzioni, il ventesimo pacchetto colpisce navi, banche e flussi commerciali sospetti, cercando di limitare le vie di aggiramento costruite da Mosca. Resta però irrisolta la questione centrale: il petrolio. Il divieto totale ai servizi marittimi per il greggio russo è stato rinviato, frenato dalle resistenze di alcuni Paesi membri e legato a un coordinamento con il G7 che tarda ad arrivare.
Intanto, la Russia continua a incassare ingenti entrate energetiche, dimostrando una resilienza economica superiore alle attese. Le sanzioni incidono, ma non abbastanza da bloccare la capacità di Mosca di finanziare la guerra. Il mercato globale dell’energia, reso ancora più instabile dalle tensioni in Medio Oriente e nello Stretto di Hormuz, complica ulteriormente la strategia occidentale.
Anche gli Stati Uniti mostrano un approccio flessibile, pronti ad allentare la pressione su Mosca quando i prezzi dell’energia rischiano di destabilizzare i mercati. Una linea che evidenzia divergenze con l’Europa, più esposta direttamente alle conseguenze del conflitto.
Nel complesso, Bruxelles continua a muoversi attraverso compromessi interni: decisioni lente, unità fragile e timore di colpire settori economici sensibili. Il risultato è una strategia che mantiene la pressione sulla Russia e sostiene l’Ucraina, ma senza imprimere una svolta decisiva.
L’Europa, in sostanza, sta comprando tempo. Tempo per Kiev, per rafforzare la propria industria della difesa e per adattarsi a una guerra che si combatte anche sul terreno economico. Ma guadagnare tempo non equivale a vincere: significa rimandare una soluzione mentre il conflitto continua a ridefinire equilibri e priorità globali.




