di Giuseppe Gagliano –
La Russia non intende interrompere le operazioni militari in Ucraina e continuerà l’offensiva fino al raggiungimento degli obiettivi dichiarati, respingendo la proposta di Kiev di sospendere gli attacchi a lungo raggio. Vladimir Putin considera la tregua un vantaggio strategico per l’Ucraina, che a suo giudizio punta a guadagnare tempo per riorganizzare uomini, difese e capacità industriali mentre sul fronte continua a soffrire una crescente carenza di personale. Il Cremlino ribadisce che ogni negoziato dovrà basarsi sulla situazione militare e non su accordi preliminari. Per Mosca i rapporti di forza si determinano sul terreno e una pausa nelle ostilità rischierebbe di compromettere i risultati ottenuti dall’esercito russo. La strategia russa resta quella del logoramento, mantenendo la pressione sia lungo il fronte sia sulle infrastrutture ucraine. Allo stesso tempo Putin ha riconosciuto la necessità di rafforzare rapidamente la difesa aerea dopo gli attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e impianti energetici, segnale che anche il territorio russo è sempre più coinvolto nelle conseguenze economiche del conflitto. Sul piano diplomatico Mosca lascia aperto il dialogo con Washington e guarda a una possibile ripresa dei contatti con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, mentre continua a escludere che le proposte di Kiev possano rappresentare la base di una soluzione negoziale. Resta inoltre centrale il ruolo della Bielorussia. Minsk continua a rappresentare una retrovia strategica per la Russia, ma evita un coinvolgimento diretto nel conflitto, consapevole che l’apertura di un nuovo fronte potrebbe destabilizzare il Paese ed esporlo a pesanti conseguenze militari e politiche. La posizione del Cremlino conferma che la guerra è entrata in una fase di ulteriore irrigidimento. Mosca punta a trasformare il tempo in un fattore favorevole, mentre Kiev cerca di aumentare il costo economico e militare del conflitto colpendo le infrastrutture strategiche russe. In questo scenario la tregua resta lontana e la pace continua a essere subordinata agli equilibri che matureranno sul campo di battaglia.




