di Enrico Oliari –
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto picche all’invito del collega russo Vladimir Putin di recarsi a Mosca, in sicurezza, per discutere del conflitto in corso, per quanto dal Cremlino sia stato precisato che non si sarebbe trattato di prendere decisioni sul cessate-il-fuoco ne’ della richiesta di una resa, bensì di un mero confronto. Fortunatamente è stata appurata l’esistenza di canali aperti a livello di servizi segreti tra le due parti, mentre in riferimento ai rapporti con gli Usa è stato osservato da Mosca che “il danno è stato grande”, ma “i contatti tra il Cremlino e Washington continuano, per quanto ci voglia tempo per rinsaldare tutti i legami”.
Putin ha risposto al proposito dei Volenterosi, al momento 26 paesi, di inviare truppe in Ucraina per garantire la sicurezza una volta raggiunto il cessate-il-fuoco, informando che queste potranno essere “obiettivi legittimi da colpire”, anche perché poco cambierebbe rispetto a uno dei motivi principali del conflitto stesso, ovvero l’adesione dell’Ucraina alla Nato e la presenza di basi potenzialmente ostili lungo i 1750 km di confine tra i due paesi.
I Volenterosi, che si sono riuniti a Parigi, sono guidati dalla cordata dei falchi Emmanuel Macron e Keir Starmer, ma il cancelliere tedesco Frederich Merz ha fatto sapere che la decisione di inviare truppe tedesche verrà presa solo una volta chiarita la situazione.
Polonia e Italia si sono chiamate fuori in quanto, come ha spiegato il premier italiano Giorgia Meloni, sarebbe più opportuna l’eventuale attivazione dell’articolo 5 dello Statuto di Washington in caso di attacco, nonché il monitoraggio e la formazione dei militari al di fuori del territorio ucraino.
Mentre si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel, gli ostacoli alla pace continuano ad essere difficili da sormontare, e proprio l’iniziativa di Macron e Starmer non aiuta in tal senso. Vi è poi la questione della cessione dei territori annessi o conquistati, che dopo l’iniziativa di Macron verrebbero ad essere per la Russia un’irrinunciabile zona cuscinetto, ma lo stesso Putin ha fatto notare che in base alla Costituzione ucraina servirà un referendum, e a sua volta l’abolizione della legge marziale adottata da Kiev.
Dal Cremlino è stato anche ribadito che “la Russia non si è mai opposta ai principi di integrazione europea dell’Ucraina”, per cui “è legittima la scelta dell’Ucraina di voler entrare nell’Ue”.




