di Giuseppe Gagliano –
Le parole di Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, hanno fatto infuriare Parigi. Alla domanda se l’Italia fosse disposta a inviare soldati in Ucraina, il ministro ha risposto con sarcasmo che “Macron potrebbe andarci lui stesso, con casco e fucile”. Una battuta che, nella logica politica interna italiana, suona come provocazione e sfida retorica. Ma che sul piano internazionale ha costretto la diplomazia francese a reagire immediatamente, convocando l’ambasciatrice d’Italia, Emanuela D’Alessandro.
Non è la prima volta che Salvini attacca Macron. Già in passato lo aveva definito “follia incarnata” per la sua volontà di tenere l’Europa su una linea dura contro Mosca. Ma il contesto odierno rende la vicenda più esplosiva. Francia e Regno Unito stanno valutando la creazione di una “coalizione di volontari” per inviare truppe in Ucraina una volta raggiunto un cessate il fuoco. Una mossa presentata come garanzia di sicurezza ma che, nei fatti, aprirebbe un nuovo fronte di confronto diretto con la Russia.
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha già chiarito che l’Italia non parteciperà a simili missioni. La sua posizione è netta: nessun soldato italiano in Ucraina. Salvini, con il suo linguaggio populista e diretto, non fa che rafforzare questa linea, presentandosi come il portavoce di un’Italia che non vuole essere trascinata in una guerra non sua.
La tensione tra Roma e Parigi non è solo politica o militare. Sullo sfondo c’è anche l’economia. L’Italia, già gravata da un debito pubblico record e da una crescita fragile, non può permettersi nuove spese militari né il rischio di ritorsioni energetiche da Mosca. La guerra in Ucraina ha già imposto costi altissimi in termini di bollette energetiche e interruzioni delle catene di fornitura. Ogni passo verso un coinvolgimento diretto rischierebbe di colpire duramente l’industria italiana e i bilanci familiari.
La Francia invece gioca una partita diversa. Forte della propria industria nucleare e di una tradizione militare interventista, cerca di assumere la leadership europea sulla sicurezza. Un ruolo che tuttavia rischia di isolare Parigi e di alimentare fratture con i partner mediterranei.
Dal punto di vista militare, l’ipotesi di una coalizione di volontari è tutt’altro che marginale. Significherebbe portare truppe occidentali a diretto contatto con le forze russe, anche se in un contesto di cessate-il-fuoco. Sarebbe una linea rossa che Mosca non accetterebbe facilmente. Salvini, con le sue battute, interpreta una preoccupazione reale: quella di un’escalation incontrollabile.
L’Italia, con le sue forze armate già impegnate in missioni in Libano, Iraq e Sahel, non avrebbe né la capacità né l’interesse strategico a farsi coinvolgere in una presenza militare in Ucraina. L’opinione pubblica, peraltro, resta contraria.
Lo scontro Salvini – Macron riflette una frattura più ampia all’interno dell’Unione Europea. Da una parte l’asse franco-britannico, che immagina un’Europa proiettata sul fronte militare e pronta a contenere la Russia con ogni mezzo. Dall’altra i Paesi mediterranei, Italia in testa, che guardano alla stabilità economica e al rischio di nuove turbolenze energetiche.
Sul piano geoeconomico l’Italia è molto più vulnerabile della Francia. L’interdipendenza con Mosca resta significativa, nonostante le sanzioni. Le aziende italiane hanno perso mercati e contratti, mentre la dipendenza dal gas algerino e azero non ha ancora compensato del tutto la fine delle forniture russe. In questo contesto, un’ulteriore escalation sarebbe disastrosa.
La vicenda mostra come, dietro la facciata dell’unità europea, si nascondano profonde divisioni. Macron vuole incarnare l’immagine di una Francia leader, capace di orientare il destino del continente. Salvini, al contrario, cavalca il malcontento popolare e propone un’Italia difensiva, che rifiuta di pagare i costi di una guerra altrui.
L’esito di questa tensione dipenderà dalla capacità dell’Europa di definire una strategia comune. Per ora, la scena è occupata da contrapposizioni nazionali e da protagonismi politici che rischiano di trasformare la guerra in Ucraina non solo in un conflitto territoriale, ma in una lotta interna all’Europa per il primato politico ed economico.




