Ucraina. Starmer e i “volenterosi”: l’idea non piace a Witkoff

di Giuseppe Gagliano

Nel teatro ucraino, dove si intrecciano diplomazia, propaganda e potere militare, il Regno Unito lancia l’ennesima proposta: una “coalizione dei volenterosi” pronta a garantire una tregua, con “stivali sul terreno e aerei nei cieli”. Ma dietro il linguaggio muscolare di Keir Starmer si nasconde una strategia fragile, che perfino l’alleato americano definisce “semplicistica”.
Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti, non ha usato mezzi termini: l’idea di Starmer non regge. In un’intervista a Tucker Carlson, ha affermato di non credere nemmeno che la Russia voglia annettere tutta l’Ucraina, figurarsi l’Europa. Per lui, il vero piano è quello di Trump, che mira a negoziare direttamente con Mosca. L’idea britannica, con una truppa internazionale pronta a sorvegliare una tregua armata, appare quindi come una proposta fatta per la stampa, più che per il campo.
Witkoff ha osato anche di più: ha descritto Putin come “cortese” e ha lasciato intendere che molte persone nei territori contesi preferiscano Mosca a Kiev. Dichiarazioni incendiarie? Sì, ma rivelatrici. Washington non ha una linea unica sulla guerra: l’ala trumpiana cerca una via d’uscita che salvi la faccia, mentre il fronte europeo – guidato da Londra – prova a mantenere alta la pressione con iniziative velleitarie. Il risultato è una diplomazia schizofrenica, che alterna minacce e strette di mano.
Parlando al New York Times, Starmer ha ammesso che Trump ha ragione su un punto: gli europei devono prendersi più responsabilità sulla sicurezza. Ma lo ha fatto in un clima ambiguo, ricordando i contraccolpi di un incontro teso tra Trump e Zelensky, quando da Washington è arrivata la richiesta di critiche pubbliche contro il presidente ucraino. “Pressioni per usare aggettivi pomposi”, ha detto Starmer. Tradotto: anche le parole, in questa guerra, sono armi negoziali.
Londra annuncia nuove sessioni di pianificazione militare, nuovi gruppi di lavoro su terra, aria, ricostruzione. Ma manca il punto centrale: il consenso internazionale. Senza il pieno appoggio degli Stati Uniti, una coalizione europea non ha la forza per reggere. E oggi gli USA, o almeno chi li guida, non vogliono la pace sotto dettatura britannica, ma un accordo calibrato su esigenze interne e obiettivi geopolitici ben più ampi.