di Giuseppe Gagliano –
Nel cuore di una Londra sempre più coinvolta nelle dinamiche del conflitto ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky e il neoeletto premier britannico Keir Starmer hanno siglato un’intesa che va ben oltre la cooperazione bilaterale. L’accordo, presentato nel giardino di Downing Street durante una cerimonia simbolica accanto a soldati ucraini in addestramento, prevede la produzione congiunta di droni a lungo raggio, con ogni probabilità destinati a colpire obiettivi all’interno del territorio russo. È il primo accordo industriale militare di questo tipo tra Kiev e Londra, e rappresenta un salto di qualità nelle relazioni strategiche tra i due Paesi.
Starmer ha celebrato l’intesa come “un passo avanti massiccio” per rafforzare la capacità dell’Ucraina di autodifendersi, ma anche per consolidare il ruolo del Regno Unito come pilastro di quella “coalizione dei volenterosi” che, pur senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, cerca di mantenere la pressione militare su Mosca. Il progetto collegherà l’industria della difesa britannica con le tecnologie belliche sviluppate direttamente sul campo dalle forze ucraine, rendendo questa alleanza un laboratorio di innovazione bellica ad alta intensità.
Il nuovo accordo arriva pochi mesi dopo la firma di una partnership centenaria tra i due Paesi, avvenuta a Kiev lo scorso gennaio, e si inserisce in un contesto di crescente cooperazione culturale, tecnologica e soprattutto militare. Zelensky, intervenendo al think tank Chatham House, ha confermato che la produzione di droni a lungo raggio inizierà presto, pur evitando di rivelare dettagli operativi. Ha ringraziato il Regno Unito per il suo sostegno continuo e ha evocato “relazioni solide” tra le due nazioni, rafforzate da una visione comune del pericolo rappresentato dall’asse Mosca-Teheran-Pyongyang.
Durante la stessa visita, il presidente ucraino ha incontrato Re Carlo al Castello di Windsor, il terzo incontro del 2025, e i presidenti delle due camere del Parlamento. L’ufficio di Starmer ha inoltre comunicato che la “coalizione dei volenterosi”, guidata da Londra e Parigi, convocherà un vertice virtuale nelle prossime settimane per definire nuove strategie comuni. Si tratta di una vera e propria alleanza politico-militare alternativa alla NATO, creata per agire rapidamente e senza i vincoli dell’alleanza atlantica.
Zelensky ha descritto la Russia, l’Iran e la Corea del Nord come una “coalizione di assassini”, un asse del terrore che non solo coopera militarmente, ma agisce in maniera coordinata per destabilizzare l’ordine mondiale. La visita a Londra è avvenuta all’indomani di un devastante raid russo su Kiev, in cui sono stati impiegati 352 droni — metà dei quali del modello Shahed iraniano — e missili balistici nordcoreani. Un attacco che il presidente ucraino ha definito “un colpo completamente cinico”, monito per tutti i Paesi confinanti con questi tre regimi autoritari.
Non è mancata la sponda statunitense. Zelensky ha pubblicamente appoggiato i bombardamenti ordinati da Donald Trump contro le installazioni nucleari iraniane, accusando Teheran di complicità nella guerra russa. L’offensiva diplomatica e militare ucraina si rafforza dunque su più fronti, coinvolgendo l’Occidente in una spirale di escalation che va ben oltre i confini del Donbass.
Parallelamente Ukroboronprom, il colosso statale ucraino della difesa, ha firmato un memorandum con Airbus per la creazione di un polo di manutenzione e riparazione aeronautica in Ucraina. L’intesa, raggiunta durante il salone aeronautico di Le Bourget, prevede la formazione di specialisti locali e la certificazione di tecnici ucraini per l’assistenza degli aeromobili Airbus. Il direttore generale Oleh Hulyak ha salutato l’accordo come una prova tangibile della crescente fiducia internazionale verso l’industria bellica ucraina.
Nel mosaico strategico della guerra, l’Ucraina sta dunque evolvendo da Paese aggredito a potenza militare in via di industrializzazione autonoma, con il supporto diretto delle maggiori potenze europee. Un’evoluzione che, nel lungo termine, potrebbe cambiare i connotati della sicurezza continentale.












