di Emanuele Molisso –
La tre giorni di Monaco ha sancito un cambio repentino nel panorama geopolitico. L’intervento del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha scosso le cancellerie del Vecchio continente e ha confermato il paradigma scelto dal presidente Donald Trump per l’altra sponda dell’Atlantico: la minaccia di dazi e l’unipolarismo sui fronti geopolitici.
L’Arabia Saudita è il tavolo scelto per intavolare le trattative di pace per porre fine alla guerra in Ucraina, il tutto preceduto da una telefonata tra il presidente Trump e il presidente russo Vladimir Putin, avvenuta nella giornata di mercoledì. Un tavolo a cui sono pronti a sedersi il segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz e Steve Bischoff, inviato speciale per il Medio Oriente. Un tavolo a cui non sono stati invitati né l’Unione Europea, né la diretta interessata del conflitto, l’Ucraina.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato il mancato invito alle trattative, e si è limitato ad affermare che c’è il bisogno di un fronte comune tra Unione Europea, Stati Uniti e Ucraina, prima di negoziare con Putin, aggiungendo che quest’ultimo potrebbe sfruttare il momento di stasi delle trattative di pace, e quindi essere vicino ad attaccare la NATO.
L’Unione Europea è uscita malconcia dalla Conferenza di Monaco. Nel suo discorso dalla durata di dieci minuti il vicepresidente Vance ha affermato che l’Unione Europea sta affrontando un arretramento sui valori democratici, il quale rappresenta il maggior pericolo per la sicurezza dell’Unione, ancor più pericoloso di Russia e Cina. Ma lo schiaffo peggiore è arrivato quando, come per l’Ucraina, un posto al tavolo delle trattative è stato completamente negato.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato per domani un vertice di “emergenza” Ue con i capi di governo di Germania, Gb, Italia, Polonia, Spagna, Olanda e Danimarca. Hanno confermato la partecipazione il segretario generale della Nato Mark Rutte e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il summit sta iniziando ad essere definito come “Swan song” su alcuni social media. Definirlo “canto del cigno” appare ancora prematuro e dai toni tendenti al catastrofismo. Ma è certo che questo dirà molto sull’importanza geopolitica dell’Unione Europea, almeno per tutta la durata della presidenza di Donald Trump. Il non organizzare una strategia e un paradigma dopo la tre giorni di Monaco potrebbe rivelarsi un errore gravissimo per la von der Leyen e per l’Unione Europea. Gli stessi errori che in questi anni di conflitto regionale hanno drenato risorse materiali e umane all’intera Unione, e che ora potrebbero renderla interpellatile, o con il ruolo di “ospite” al tavolo delle trattative.












