di Enrico Oliari –

Solo ieri il presidente Usa Donald Trump, aveva affermato “Vedremo se Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky lavoreranno insieme. E vedremo se dovrò esserci, preferirei di no”.

Un’apparente minaccia di chiamarsi fuori dal pasticcio in cui ha messo gli Usa il suo predecessore Joe Biden, ma che se letta con la dichiarazione di oggi secondo cui “credo che Vladimir Putin verrà, a seconda delle circostanze”, lascia trapelare un’insofferenza crescente nei confronti del collega ucraino Volodymyr Zelensky. Questi, forte del supporto e delle lusinghe degli europei e della Nato, “continua a dire no ad ogni proposta”, come ha osservato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. “Continua a sottrarsi ad ogni proposta di incontro”, ha insistito.

Trump si è dato due settimane “per vedere chi è a non volere il vertice” tra la Russia e l’Ucraina, “vedremo di chi è la colpa se non ci sarà la pace”.

Il fatto è, come avvenne nel 2022 mentre le truppe russe venivano ammassate al confine, che ogni volta che Zelensky sembra giungere a migliori consigli, subito si presentano a Kiev coloro che non vogliono il compromesso e quindi la pace. Ieri è stata la volta del segretario della Nato Mark Rutte, ma ad essere bollenti sono le linee telefoniche dei leader europei, che pur di spingere Zelensky a continuare la guerra “per la pace giusta” si sono resi disponibili a dargli ancora soldi.

Ieri l’Ue ha stanziato altri 4,05 miliardi di euro, di cui 3,05 miliardi di euro provenienti dal dispositivo per l’Ucraina e 1 miliardo di euro a titolo dell’assistenza macrofinanziaria (AMF) eccezionale della Commissione europea”.

Difatti per Ursula von der Leyen e i vari “volenterosi” l’Ucraina deve entrare nell’Ue, cosa di cui al Cremlino non importa. E nella Nato, cosa che il Cremlino non può accettare, se non altro per non ritrovarsi basi missilistiche nucleari al proprio confine.