di Giuseppe Gagliano –
Il premier britannico Keir Starmer ha lanciato un messaggio chiaro ai leader europei durante il summit di Londra del 2 marzo: senza un’accelerazione degli investimenti nella difesa, la pace in Ucraina resterà un miraggio. L’incontro, convocato in segno di sostegno al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha rappresentato un banco di prova per la coesione dell’occidente, a pochi giorni dall’inaspettato scontro tra Zelensky e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Come riportato da Reuters, il summit si è aperto con una calorosa accoglienza riservata a Zelensky, che ha trovato nei leader europei il sostegno che pochi giorni prima gli era mancato a Washington. “Ottenere un buon risultato per l’Ucraina non è solo una questione morale, ma di sicurezza collettiva. Dobbiamo garantire che Kyiv possa difendersi da futuri attacchi russi”, ha dichiarato Starmer, affiancato dal presidente francese Emmanuel Macron.
Il premier britannico ha insistito sulla necessità di una “coalizione dei volenterosi” in Europa, capace di delineare una strategia indipendente da Washington. In quest’ottica, Starmer e Macron hanno anticipato la volontà di redigere un piano di pace da sottoporre a Trump, puntando su un mix di impegno militare europeo e pressione diplomatica.
Se l’idea di una maggiore autonomia strategica europea guadagna consensi, le incognite restano numerose. Secondo le dichiarazioni di Starmer e Macron, l’obiettivo sarebbe ottenere dagli Stati Uniti una sorta di “copertura strategica”, fatta di intelligence e sorveglianza aerea, mentre l’Europa aumenterebbe la spesa per la difesa. Ma il vero nodo resta la volontà di Trump: senza un chiaro segnale dalla Casa Bianca, l’Europa rischia di trovarsi con piani ambiziosi ma privi di una reale forza deterrente.
A margine del vertice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rincarato la dose: “Dobbiamo urgentemente riarmare l’Europa”. Un’affermazione che rispecchia la crescente preoccupazione per la tenuta della sicurezza continentale. Von der Leyen ha annunciato che presenterà un “piano completo” sugli investimenti militari durante il prossimo incontro dei leader UE, previsto per il 6 marzo.
Nonostante l’ampia partecipazione al summit di Londra, con i leader di 15 Paesi, tra cui Italia e Polonia, la mancata presenza dei rappresentanti dei Paesi baltici non è passata inosservata. Stati come Lituania, Lettonia ed Estonia sono stati tra i più ferventi sostenitori di Kiev sin dall’inizio del conflitto e la loro assenza solleva interrogativi sulla reale coesione europea. Un’assenza che ha costretto Starmer a scusarsi pubblicamente.
Il vertice di Londra ha segnato un punto di svolta: l’Europa vuole contare di più nella partita ucraina, ma il vero test arriverà con le azioni concrete. Se i leader europei non tradurranno le promesse in investimenti e strategie operative, il summit rischia di restare l’ennesimo esercizio di retorica politica. E per Kiev, il tempo stringe.




