di Giuseppe Gagliano –
La visita ufficiale di Sviatlana Tsikhanouskaya a Kiev segna un nuovo passaggio nello scontro politico attorno alla Bielorussia e al ruolo di Minsk nella guerra in Ucraina. La leader dell’opposizione bielorussa è arrivata nella capitale ucraina su invito del presidente Volodymyr Zelensky, accompagnata da una delegazione del Gabinetto di Transizione Unito e da esponenti dell’opposizione in esilio.
Per Kiev non si tratta di un semplice incontro diplomatico. L’Ucraina riconosce apertamente l’esistenza di una “altra Bielorussia”, diversa da quella guidata da Aleksandr Lukashenko: una Bielorussia filo-europea, anti-russa e legata alla resistenza contro Mosca. L’accoglienza ufficiale alla stazione da parte dell’ambasciatore ucraino Yaroslav Chernohor ha avuto un forte valore simbolico e politico.
La prima tappa di Tsikhanouskaya è stata la tomba di Maria Zaitseva, volontaria bielorussa morta combattendo al fianco delle forze ucraine contro la Russia. La scelta sottolinea il messaggio centrale della visita: secondo l’opposizione bielorussa, la libertà della Bielorussia passa anche dalla resistenza ucraina contro Mosca.
Nonostante Minsk continui a sostenere di non partecipare direttamente al conflitto, la Bielorussia resta una retrovia strategica fondamentale per la Russia. Il territorio bielorusso viene utilizzato come piattaforma logistica e militare, costringendo Kiev a mantenere truppe e sistemi di difesa lungo il confine settentrionale per prevenire eventuali nuove offensive.
Dal punto di vista strategico, Lukashenko cerca di mantenere una posizione ambigua. Da un lato sostiene Mosca e garantisce supporto logistico alla Russia, dall’altro evita il coinvolgimento diretto dell’esercito bielorusso nel conflitto, consapevole del rischio di destabilizzare il proprio regime e riaprire le profonde fratture interne emerse dopo le proteste del 2020.
La visita di Tsikhanouskaya rappresenta quindi anche un messaggio politico diretto a Lukashenko e al Cremlino. Kiev vuole mostrare che esiste un’alternativa politica al regime di Minsk e che il controllo russo sulla Bielorussia non è considerato irreversibile.
Sul piano economico, la Bielorussia continua a pagare il prezzo della crescente dipendenza da Mosca. Sanzioni occidentali, isolamento finanziario e perdita di autonomia commerciale hanno reso Minsk sempre più subordinata alla Russia per energia, credito, industria e infrastrutture. L’opposizione bielorussa cerca invece di presentarsi come futura interlocutrice di una Bielorussia reintegrata nei circuiti europei e nella ricostruzione postbellica dell’Ucraina.
Particolarmente significativa è stata anche la posizione del ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, che ha lasciato intendere come Kiev consideri ormai l’opposizione bielorussa un interlocutore politico credibile sulle questioni legate al futuro della Bielorussia. Un segnale che Mosca interpreta come una minaccia politica diretta.
La visita si è svolta inoltre poche ore dopo un massiccio attacco russo con droni e missili contro Kiev e altre città ucraine. Tsikhanouskaya ha accusato apertamente Lukashenko di sostenere il “terrorismo russo”, affermando che Minsk non può definirsi neutrale mentre il proprio territorio continua a essere utilizzato dal sistema militare russo.
Secondo l’analisi geopolitica, la guerra in Ucraina sta trasformando la questione bielorussa in uno dei fronti politici più delicati dello spazio post-sovietico. Per Zelensky, sostenere l’opposizione significa indebolire l’asse Minsk-Mosca senza aprire un nuovo fronte militare; per Tsikhanouskaya è il tentativo di dare all’opposizione un ruolo concreto nel futuro assetto regionale.




