di Giuseppe Gagliano –

La guerra, si sa, è anche una formidabile macchina di propaganda e dissimulazione. Ma quando le notizie iniziano a sfuggire al controllo del racconto dominante, qualcosa scricchiola. È il caso della clamorosa rivelazione rilanciata da SabcNews: Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, avrebbe acquistato per 1,6 miliardi di dollari il 51% della Northam Platinum, una delle principali aziende minerarie sudafricane, diventandone così il proprietario di fatto. Un affare che riguarda una delle risorse più strategiche dell’era post-industriale: il platino.

La notizia, confermata, secondo l’emittente sudafricana, anche da alcuni dipendenti dell’azienda che avrebbero notato cambiamenti nella catena di comando e nella gestione operativa, getta una luce assai inquietante su ciò che accade dietro le quinte della guerra ucraina. Perché mentre l’Occidente continua a inviare armi, aiuti e miliardi a Kiev in nome della libertà, della democrazia e della resistenza all’“aggressore russo”, il leader simbolo di questa resistenza si muove come un tycoon in cerca di rendite strategiche in Africa australe.

Cosa significa tutto questo? Sul piano politico, emerge ancora una volta il profilo di un presidente che, lungi dall’essere solo un uomo in trincea, sembra agire secondo logiche da élite globalizzata, ben più affine ai giochi della finanza internazionale che ai drammi del suo popolo. L’Ucraina, piegata dalla guerra, svuotata di uomini e risorse, dipendente totalmente dal flusso di denaro straniero, diventa così anche uno strumento per l’arricchimento personale del suo vertice. Nulla di nuovo, certo, se si pensa al curriculum degli oligarchi post-sovietici e alla filiera corrotta che da decenni gestisce Kiev. Ma nel contesto attuale, l’effetto è deflagrante.

Sul piano economico, invece, la scelta del platino non è casuale. Questo metallo, cruciale per la transizione energetica e l’industria militare, è conteso tra grandi potenze. Avere il controllo di una delle principali miniere in Sudafrica – paese sempre più al centro degli equilibri Brics – significa avere una leva strategica in un futuro post-bellico. Ma anche, in modo meno nobile, garantirsi una rendita autonoma nel caso il progetto politico-militare ucraino dovesse crollare. Una specie di assicurazione personale offshore. Con i soldi di chi? È lecito domandarselo, visto che il patrimonio dichiarato di Zelensky, per quanto opaco, non giustificherebbe un’operazione simile. Quali trust, quali fondi, quali triangolazioni sono stati utilizzati?

In fondo questa vicenda ci dice molto anche sull’Africa: terra contesa da potenze vecchie e nuove, serbatoio di materie prime e di consensi geopolitici. Zelensky lo sa bene, e non è un caso che abbia tentato, fin dall’inizio del conflitto, di costruire una narrazione pro-Kiev anche verso i Paesi africani. Ma comprare una miniera non è diplomazia: è egemonia, è logica predatoria.

Il sospetto, sempre più fondato, è che la guerra in Ucraina sia diventata per molti, anche e soprattutto per i suoi protagonisti, una gigantesca occasione di riciclaggio, speculazione, arricchimento personale. E il popolo ucraino? Sempre più lontano da questi giochi, usato come scudo, sacrificato sull’altare della geopolitica. Ma ora, tra platino, fondi occulti e nuove proprietà, anche le maschere iniziano a cadere.