di Guido Keller –
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che domani sarà alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, sta cercando di riproporre un suo ruolo attivo nella risoluzione del conflitto con la Russia, ma la telefonata di ieri tra il presidente russo Vladimir Putin e quello statunitense Donald Trump ha certificato nei fatti che le decisioni non vengono prese né a Kiev né a Bruxelles.
Trump ha chiamato in un secondo momento Zelensky per informarlo del suo piano che di fatto sancisce la piena sconfitta per l’Ucraina: “irrealistica” l’adesione alla Nato, cessione dei territori in mano russa (Crimea compresa), controllo delle terre rare ucraine in cambio di armi, sicurezza a spese degli europei e elezioni, dal momento che il mandato del presidente ucraino e del Parlamento, dal quale sono stati espulsi gli 11 partiti di opposizione, è scaduto da tempo.
Zelensky ha provato allora a proporre lo scambio della piccola porzione del Kursk russo invaso dagli ucraini in cambio di territori del Donbass ora controllati dai russi, ma da Mosca il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha fatto sapere che “questo è impossibile”, anche perché le “unità ucraine ancora presenti nel territorio russo saranno distrutte”.
L’offensiva ucraina nella regione russa di Kursk ha preso il via il 6 agosto dello scorso anno, e aveva gli obiettivi di alleggerire la pressione nel Donbass attraverso il richiamo dei militari russi, di prendere il controllo della locale centrale nucleare e di porre l’Ucraina in una situazione di peso nel quadro di eventuali trattative per la cessazione delle ostilità. Nessuno di questi obiettivi è stato al momento raggiunto, con i comandi di Kiev che tengono impegnate importanti élite altrimenti impiegabili in punti a rischio del fronte, sempre più destinato a cedere anche a causa dei numerosi ammutinamenti tra le fila.
Zelensky ha rimarcato che “nessuno vuole la pace più dell’Ucraina, stiamo lavorando con gli Usa per fermare l’aggressione russa e garantire una pace duratura e stabile”, ma la verità è che i toni sono ben diversi di quelli dell’epoca Biden, quando il presidente ucraino spingeva per avere armi e guerra ad oltranza per battere la Russia.
Alla base dell’aggressione russa all’Ucraina vi sono innanzitutto la richiesta di adesione alla Nato, cosa che avrebbe comportato basi militari e armamenti lungo i 1.576 km di confine tra i due paesi, e la questione della popolazione russofona del Donbass, per la quale non sono stati mai introdotti gli accordi di Minsk II.




