Ue. 1946-2026: il filo europeo della parità

Dal voto alle donne alla Strategia UE 2026-2030.

di Luisa Santoro

Festeggiamo in questi giorni una serie di tappe decisive per il nostro Paese: il 2 giugno, giorno in cui, grazie al referendum popolare del 1946, venne consacrata la nascita della Repubblica italiana; e l’ottantesimo anniversario del riconoscimento dei diritti politici delle donne, le quali, per la prima volta poterono prendere parte al processo fondativo dello stato democratico italiano esercitando il proprio diritto di voto in occasione delle elezioni amministrative di marzo e, a seguire, del Referendum popolare di giugno.
Ma il significato della conquista del suffragio femminile da parte delle italiane e degli italiani andò ben oltre la mera parificazione delle condizioni per l’esercizio del diritto di voto, poiché diede impulso alla creazione di una società autenticamente democratica e inclusiva, sia a livello italiano sia europeo, secondo un percorso che ottanta anni dopo segna un nuovo traguardo: la pubblicazione, il 5 marzo scorso, della nuova Strategia UE 2026‑2030 sulla Parità di Genere, in cui il riconoscimento di pari diritti e opportunità per donne e uomini rappresenta un “elemento indispensabile per il conseguimento degli obiettivi strategici dell’UE, dalla difesa della democrazia e dello Stato di diritto alla promozione della coesione sociale e al rafforzamento della sicurezza e della competitività”.

Combinando dimensione di genere e azioni mirate in molteplici settori di intervento, messi anche in relazione tra loro, la nuova Strategia dell’UE declina azioni e obiettivi concreti per ognuno degli otto principi alla base della Tabella di Marcia per i Diritti delle Donne formalizzata nel 2025 per la realizzazione di una reale uguaglianza di genere in Europa che consenta a donne e uomini di esprimere appieno le proprie potenzialità e aspirazioni, per il bene proprio e della società nel suo complesso.

Più in particolare, i principi alla base della Tabella di Marcia e della nuova Strategia 2026‑2030 sulla Parità di Genere sono:
Principio 1: libertà dalla violenza di genere e diritto alla sicurezza e alla dignità, che comprende sia la violenza domestica, fisica e/o sessuale sia quella minorile e online.

Principio 2: standard di massimo livello in materia di salute fisica e mentale, dedicato alla disparità di genere in relazione all’accesso all’assistenza sanitaria; al potenziamento della formazione degli operatori sanitari; alla qualità e all’accessibilità all’assistenza sanitaria per le donne; e alla revisione del regolamento sulla sperimentazione clinica in determinati ambiti.

Principio 3: parità di retribuzione, emancipazione economica e indipendenza finanziaria, che attiene al divario di genere nel campo degli investimenti e in materia di alfabetizzazione finanziaria; al divario pensionistico di genere e alle strategie per l’equità intergenerazionale.

Principio 4: equilibrio tra vita professionale e vita privata e parità di genere nell’ambito dell’assistenza, che prevede, da parte della Commissione, la pubblicazione di una relazione sull’attuazione della Direttiva (UE) 2019/1158 sull’Equilibrio tra Attività Professionale e Vita Familiare; come anche la predisposizione di relazioni sull’attuazione della Raccomandazione del Consiglio in materia di educazione e cura della prima infanzia e di quella sull’assistenza a lungo termine.

Principio 5: pari opportunità occupazionali e condizioni di lavoro adeguate, sulla base del quale la Commissione presenterà una valutazione dell’efficacia ed efficienza della Direttiva sull’Equilibrio di Genere nei Consigli di Amministrazione; valuterà interventi volti a contrastare con maggiore vigore le molestie sessuali sul posto di lavoro, in relazione anche alle norme connesse alla qualità e al futuro quadro strategico dell’UE in tema di salute e sicurezza in ambito lavorativo; e presenterà un piano d’azione per le donne che operano nella ricerca, nell’innovazione e nelle start-up.

Principio 6: istruzione e formazione inclusive e di alta qualità, che spazia dai problemi di genere nel settore dell’istruzione e delle politiche STEM al sostegno agli insegnanti, fino al ruolo delle scuole nella lotta agli stereotipi di genere.

Principio 7: partecipazione attiva, paritaria e sicura alla vita pubblica e politica, per la promozione, negli Stati Membri, della partecipazione e della leadership delle donne in politica, nella pubblica amministrazione e nei parlamenti.

Principio 8: meccanismi istituzionali a garanzia della parità di genere, che affronta il tema della promozione di un’equa rappresentanza della società civile nel Comitato Consultivo per le Pari Opportunità tra donne e uomini, ivi inclusi il dialogo sulla tutela e sulla promozione dei valori dell’UE e la pianificazione urbana in termini di realizzazione della parità di genere attraverso, ad esempio, la creazione sia di spazi pubblici sicuri per donne e ragazze sia di infrastrutture e servizi adattati alle loro esigenze.

Un unico filo lungo ottant’anni ci unisce dunque alle conquiste che ci accingiamo a celebrare: è il filo con cui ogni genere delle istituzioni italiane e d’Europa continua a intessere quell’impegno comune e comunitario volto alla realizzazione, oggi più che mai, di una democrazia equa, in grado di trasformare realmente, in ogni ambito della società civile, online e offline, i diritti in opportunità attraverso il ruolo attivo di tutti nell’odierno contesto civile nazionale ed europeo.