di Giuseppe Gagliano –
La Germania cambia approccio nei confronti della Cina e si avvicina alla linea francese per rafforzare la difesa dell’industria europea. Il cancelliere Friedrich Merz ha riconosciuto che la crescente pressione economica esercitata da Pechino rappresenta una sfida strategica e ha annunciato un’intesa con Parigi per presentare entro settembre una proposta comune a Bruxelles volta a contrastare le pratiche commerciali considerate sleali.
La svolta riflette il deterioramento dei rapporti economici tra Unione Europea e Cina. Nel 2025 il deficit commerciale europeo ha raggiunto circa 360 miliardi di euro, mentre nel primo trimestre del 2026 il disavanzo è salito a 98 miliardi, confermando una crescente dipendenza dalle importazioni cinesi di automobili elettriche, batterie, pannelli solari, acciaio, componenti elettronici e altri prodotti industriali.
A pesare è anche la perdita di competitività dell’industria europea, costretta a confrontarsi con costi energetici elevati, una forte pressione normativa e fiscale e un mercato frammentato, mentre le imprese cinesi beneficiano di sovvenzioni statali, energia meno costosa e di una pianificazione industriale coordinata.
Il cambiamento di posizione di Berlino assume particolare rilievo perché la Germania è stata per anni il principale sostenitore di un approccio prudente verso Pechino, nel timore di compromettere l’accesso al mercato cinese. Oggi, però, anche le grandi aziende tedesche, soprattutto nei settori automobilistico, chimico, meccanico e siderurgico, subiscono una crescente concorrenza da parte dei produttori cinesi, sia in Europa sia nello stesso mercato cinese.
Merz ha inoltre indicato il valore dello yuan, ritenuto artificialmente basso, tra le cause degli squilibri commerciali, sostenendo la necessità di introdurre strumenti di tutela, controlli sulle sovvenzioni pubbliche e maggiore reciprocità negli appalti, senza interrompere gli scambi commerciali con Pechino.
Secondo il cancelliere, la competizione economica con la Cina, la minaccia rappresentata dalla Russia e l’incertezza dei rapporti transatlantici dimostrano che industria, commercio e sicurezza sono ormai aspetti inseparabili. La convergenza tra Francia e Germania punta quindi a rilanciare una politica industriale europea più coordinata, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la competitività dell’Unione.












