di Giuseppe Gagliano –

L’Unione Europea si prepara a varare una delle misure più discusse degli ultimi anni in materia di sicurezza digitale. Diciannove Stati membri si sono detti favorevoli alla proposta di scansionare i messaggi privati su WhatsApp, Telegram, Signal e altre piattaforme prima della crittografia, con l’obiettivo dichiarato di “proteggere i minori” online. La proposta, nota come “Chat Control”, potrebbe entrare in vigore il 14 ottobre se la Germania, ancora indecisa, voterà a favore.

Il meccanismo prevede che tutti i messaggi vengano analizzati da sistemi di intelligenza artificiale: quelli considerati “sospetti” saranno automaticamente inoltrati alle autorità nazionali. Non si tratterebbe quindi di un controllo mirato su specifici indagati, ma di un monitoraggio sistematico, con l’algoritmo che decide in prima istanza cosa sia lecito e cosa no. Parallelamente, la strategia ProtectEU immagina entro il 2030 strumenti per garantire alle autorità l’accesso diretto al contenuto cifrato delle comunicazioni.

L’obiettivo dichiarato, la lotta all’abuso sui minori, è indubbiamente nobile. Ma i critici sollevano preoccupazioni profonde: il rischio di errori da parte dell’IA, la possibilità che messaggi innocenti vengano segnalati e la creazione di un precedente per la sorveglianza di massa. Se ogni comunicazione può essere analizzata preventivamente, il confine tra protezione e violazione della privacy diventa sottile, fino a scomparire.

La proposta non riguarda solo il diritto alla riservatezza, ma anche l’economia digitale europea. L’UE si è a lungo presentata come paladina della privacy — basti pensare al GDPR — contrapponendosi ai modelli più invasivi di Stati Uniti e Cina. L’approvazione del “Chat Control” minerebbe questa credibilità, riducendo l’attrattiva dell’ecosistema digitale europeo e aprendo nuove opportunità ai competitor extraeuropei. Le grandi piattaforme potrebbero spostare infrastrutture e investimenti verso aree meno vincolanti, con un impatto diretto sull’innovazione e sulla competitività tecnologica dell’Unione.

Il voto decisivo spetta alla Germania, che si trova stretta tra la volontà di proteggere i minori e il timore di essere percepita come promotrice di uno strumento di sorveglianza di massa. Berlino sa che una decisione favorevole avrebbe conseguenze politiche ed economiche rilevanti: da un lato l’appoggio all’UE come spazio di sicurezza digitale, dall’altro la frattura con quei cittadini e aziende che considerano la crittografia un pilastro intoccabile della democrazia moderna.

In gioco non c’è solo un decreto tecnico, ma l’idea stessa di cittadinanza digitale. Siamo disposti ad accettare che l’intelligenza artificiale filtri ogni parola scritta, per la promessa di una maggiore sicurezza? O rischiamo di aprire la strada a un modello in cui la comunicazione privata diventa un’illusione, e lo spazio personale viene definitivamente invaso dal controllo statale?

L’UE è a un bivio. Proteggere i minori resta una priorità, ma farlo attraverso un sistema di sorveglianza preventiva rischia di compromettere libertà civili e fiducia nelle istituzioni. La scelta che verrà presa a ottobre non riguarderà solo i messaggi sui nostri smartphone: definirà quale modello di società digitale l’Europa intende costruire.