di Alessio Cuel –
In un’intervista concessa a La Stampa, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, uscito estremamente rafforzato dal voto degli iscritti di dieci giorni fa, fuga i dubbi sulla collocazione politica internazionale e nazionale del partito.
“La mia comunità non si definisce di sinistra, ma progressista. Quelli di sinistra votano la commissione Ursula, noi no. Mandano le armi a oltranza in Ucraina, favorendo l’escalation, noi no. Aggiungo: queste cose il Pd le ha votate assieme a Giorgia Meloni. Per questo ci definiamo “progressisti indipendenti”. Perché siamo un’altra cosa, del tutto nuova e originale”, spiega l’ex presidente del Consiglio.
Commissione von der Leyen a favore della quale, per la verità, il Movimento 5 Stelle aveva votato nel luglio 2019. Paradossale che oggi, proprio quando si presenta alleato del Partito Democratico in svariati turni delle elezioni amministrative, il Movimento 5 Stelle voglia marcare su questo punto un distinguo all’interno del “campo largo”.
Paradossale anche il rifiuto dell’etichetta “sinistra”, per un partito che da quest’anno siede tra i banchi del gruppo denominato “The Left in the European Parliament”, schierato a sinistra dei socialisti. Ma tant’è.
Dal Partito Democratico l’ex sindaco di Bergamo ed europarlamentare eletto nella circoscrizione nordovest Giorgio Gori commenta sarcastico su X: “Una posizione tanto originale da coincidere esattamente con quelle di Orban, Salvini e Le Pen”.
Serafica anche Elisabetta Gualmini, eletta nel nordest: “Conte nell’intervista di oggi non solo dice che il Movimento 5 Stelle non è di sinistra ma progressista, che non si capisce bene cosa voglia dire. Dice anche che non starà mai con il Partito Democratico se questi non rinuncerà all’appoggio all’Ucraina e a von der Leyen. Come Orban praticamente, una base ottima per costruire una coalizione! Consiglio non richiesto al PD: basta inseguire”.
Mentre a destra la prova di governo non sembra intaccare un’unità d’intenti che, salvo rare eccezioni, perdura dal 1994, all’opposizione si intensificano le divisioni. Giuseppe Conte appare più interessato a sottolineare la presunta unicità del Movimento 5 Stelle che a costruire una coalizione stabile. Questa strategia di isolamento, seppur volta a rafforzare l’identità del M5S, rischia di frammentare ulteriormente il campo progressista.
Temi cruciali come la Commissione europea e la guerra in Ucraina rappresentano nodi decisivi, destinati a influenzare la formazione di eventuali coalizioni ad hoc, sia per le prossime elezioni amministrative che per quelle politiche. La capacità delle forze di opposizione di trovare una sintesi su queste questioni potrebbe determinare il loro successo elettorale e il loro ruolo futuro nello scenario politico italiano.












