Ue. Crescono le importazioni di gas russo nonostante le sanzioni

di Giuseppe Gagliano –

Nel primo semestre del 2026 l’Unione Europea ha importato dall’impianto russo di Yamal quasi 10 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, il livello più elevato mai registrato. Secondo i dati riportati da Reuters, le importazioni sono aumentate del 16% rispetto allo stesso periodo del 2025, con oltre il 97% delle esportazioni dirette verso i porti di Francia, Belgio e Spagna. Il valore complessivo degli acquisti sfiora i 6 miliardi di euro, evidenziando il divario tra gli obiettivi politici di Bruxelles e la realtà del mercato energetico.
L’aumento delle forniture è legato anche alla prospettiva delle restrizioni che entreranno progressivamente in vigore entro il 2027. Molti operatori stanno infatti anticipando gli acquisti prima dell’inasprimento delle misure europee, mentre il gas russo continua a raggiungere il continente sotto forma di gas naturale liquefatto anziché attraverso i tradizionali gasdotti.
Le importazioni garantiscono a Mosca importanti entrate in valuta e contribuiscono a sostenere un comparto energetico strategico. Al tempo stesso, l’Unione Europea continua a finanziare militarmente ed economicamente l’Ucraina, trovandosi così nella posizione di sanzionare la Russia pur mantenendo una significativa dipendenza dalle sue forniture energetiche.
Per il Cremlino il record delle esportazioni rappresenta un successo tattico, dimostrando la capacità di adattarsi alle sanzioni attraverso il commercio marittimo e la diversificazione dei mercati. Le restrizioni previste dal 2027 potrebbero ridurre sensibilmente questo flusso, ma nel breve periodo la domanda europea continua a sostenere le esportazioni russe.
L’eliminazione del gas russo richiederà una profonda riorganizzazione degli approvvigionamenti, con maggiori importazioni da Stati Uniti, Qatar, Algeria e Norvegia, oltre a investimenti nelle infrastrutture energetiche, nel nucleare, nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza industriale. Fino a quando queste alternative non saranno pienamente operative, la strategia europea continuerà a confrontarsi con il difficile equilibrio tra sicurezza energetica e obiettivi geopolitici.