di Giuseppe Gagliano

L’imminente entrata in vigore delle tariffe europee contro le case automobilistiche cinesi a novembre si aggiungeranno a un’aliquota già esistente del 10%, portando alcune aziende a dover affrontare tariffe superiori al 45% per esportare in Europa. Politicamente questa mossa rappresenta una decisione strategica della Commissione europea per proteggere il settore automobilistico dell’UE, minacciato da una competizione considerata sleale e potenzialmente dannosa per la sostenibilità economica a lungo termine.

La Commissione ha motivato il suo intervento sottolineando il rischio di perdite di posti di lavoro insostenibili e il pericolo di estromettere le case automobilistiche europee dal mercato emergente della mobilità a zero emissioni, che coinvolge direttamente 2,5 milioni di lavoratori e indirettamente oltre 10 milioni. Tuttavia sul piano economico questa misura rischia di innescare una risposta commerciale dura da parte della Cina, che ha criticato l’iniziativa della Commissione europea come un atto di protezionismo, negando l’esistenza di sussidi alle proprie aziende e minacciando rappresaglie che potrebbero colpire settori come quello lattiero-caseario, del brandy e della carne di maiale. Questo scenario potrebbe aggravare le tensioni commerciali tra UE e Cina, già delicate a causa delle sfide globali e della crisi energetica in Europa. Nonostante queste tensioni i colloqui tra i due blocchi restano aperti, e una soluzione politica potrebbe emergere, ad esempio attraverso l’imposizione di prezzi minimi per i veicoli elettrici cinesi, evitando così l’escalation delle tariffe.