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Secondo una nuova relazione della Corte, i paesi dei Balcani occidentali non riusciranno a completare la rete transeuropea di trasporto nella regione entro il termine ultimo del 2030, a causa di ritardi nell’attuazione e difficoltà operative. I progressi sono stati rallentati perché sono stati selezionati progetti non maturi e per carenze nella supervisione. Sebbene i progetti sottoposti ad audit fossero in linea con le priorità in materia di connettività, il monitoraggio, la rendicontazione e la visibilità del sostegno dell’UE risultano insufficienti; permangono inoltre ritardi e problemi di sostenibilità.
I paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo*, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia) sono al centro della politica di allargamento dell’UE. L’UE sostiene i settori dei trasporti, dell’energia e altri settori di tali paesi mediante il quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali (WBIF), una piattaforma per la preparazione, la selezione e il finanziamento di progetti di investimento strategici. Dal 2015 alla metà del 2025, la Commissione ha erogato 527 milioni di euro per progetti nel settore dei trasporti in qualità di principale contributore al WBIF, il cui obiettivo è affrontare il sottosviluppo delle infrastrutture nella regione e di collegarle alla rete transeuropea dei trasporti.
“Ai fini dell’allargamento dell’UE, un’infrastruttura ben sviluppata rappresenta un passo avanti verso il rispetto dei criteri di adesione all’Unione. I progetti di trasporto nei Balcani occidentali avanzano troppo lentamente per riuscire a collegare la regione all’UE entro questo decennio”, ha affermato Laima Andrikienė, Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “La Commissione dovrebbe migliorare la selezione, il monitoraggio e la sostenibilità dei progetti, nonché aumentare la visibilità dei progetti di trasporto finanziati dall’UE nella regione”.
Gli auditor della Corte hanno riscontrato carenze nella selezione dei progetti, in particolare per quanto riguarda il loro grado di maturità, che hanno contribuito a ritardare fortemente l’attuazione. Un progetto è maturo, ossia pronto per l’attuazione, quando il relativo lavoro preparatorio è completato e aggiornato. Invece, i progetti in questione sono generalmente iniziati con un ritardo di 17 mesi. Inoltre, molti progetti hanno subìto notevoli ritardi, superiori ai due anni, durante la fase di attuazione.
La Commissione dispone di scarsi poteri per garantire un’attuazione tempestiva, in quanto non dispone di procedure efficaci per monitorare i ritardi e per assicurare la sostenibilità e la visibilità del sostegno dell’UE. Ad esempio, non è riuscita a raccogliere informazioni sul grado di completezza dei corridoi di trasporto finanziati né sulla conformità delle reti di trasporto alle norme dell’UE. Per la supervisione dei progetti, ha fatto affidamento sulle istituzioni finanziarie, anche se l’operato di queste ultime è talvolta risultato inadeguato. Di conseguenza, in alcuni casi la Commissione ha erogato importi superiori a quelli giustificati dallo stato di avanzamento dei progetti. Per di più, in diversi casi le sovvenzioni del WBIF – volte ad apportare valore aggiunto dell’UE e a creare un effetto leva – non sono state determinanti per il reperimento dei fondi, poiché i contratti di prestito erano stati firmati prima della presentazione delle domande di sovvenzione. Ciò ha creato un effetto inerziale, in quanto l’investimento sarebbe stato realizzato anche senza la sovvenzione. Al contempo, la maggior parte delle stime dei costi contenute nelle domande di sovvenzione non è sufficientemente dettagliata, rendendo difficile valutarne la ragionevolezza.
La Corte solleva inoltre dubbi circa la sostenibilità di diversi progetti, ad esempio a causa della mancanza di fondi per proseguire gli investimenti e di una manutenzione insufficiente. Per un progetto, le condizioni ferroviarie al momento dell’audit erano peggiori rispetto a quelle precedenti l’avvio del progetto. In un altro caso, una galleria non era collegata ad alcuna strada. Per un terzo progetto, la linea ferroviaria si interrompeva al confine.
In conclusione, il WBIF contribuisce all’ampliamento della rete transeuropea di trasporto. Sono stati avviati numerosi progetti e quelli controllati dagli auditor della Corte sono in linea con le priorità in materia di connettività dei Balcani occidentali e dell’UE. Tuttavia, i dati mostrano lenti progressi nell’applicazione di tutte le norme della rete centrale europea entro il 2030.
Il WBIF funge da forum per lo scambio di analisi del fabbisogno di investimenti e da meccanismo di finanziamento misto mediante il quale le sovvenzioni dell’UE facilitano la concessione di prestiti. Il suo obiettivo specifico nel settore dei trasporti è migliorare la connettività sia all’interno della regione che tra i paesi dei Balcani occidentali e l’UE. La BERS e la BEI gestiscono i contributi dei donatori tramite un Fondo congiunto. La Commissione ha fornito la grande maggioranza dei finanziamenti (899 milioni di euro, pari all’86 % del totale, trasferiti sul conto del Fondo congiunto dal 2015) a sei settori, compresi i trasporti. Gli auditor della Corte hanno controllato 12 progetti nel settore dei trasporti (stradali, ferroviari e delle vie navigabili interne) per un valore di 341,6 milioni di euro, valutando se avessero prodotto risultati tangibili in Bosnia-Erzegovina, Kosovo (1), Macedonia del Nord e Serbia.
La relazione speciale 16/2026, intitolata “Il quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali – Il sostegno dell’UE risponde alle esigenze di connettività, ma l’integrazione nella rete centrale di trasporto è lenta”, è disponibile sul sito Internet della Corte, assieme a una pagina di sintesi dei fatti e delle constatazioni principali. Il 30 giugno la Corte terrà un convegno sull’argomento con le istituzioni dell’UE e i portatori di interessi.
Note:
1 – La designazione “Kosovo” non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244(1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con il parere della Corte di Giustizia Internazionale sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.












