di Giuseppe Gagliano –
Il panorama della difesa europea sta vivendo una trasformazione profonda, alimentata dall’urgenza di innovare in un contesto segnato dalla guerra in Ucraina e dalla crescente esposizione alle minacce ibride. L’European Defence Tech Hub (EDTH) si è imposto come uno degli epicentri di questa accelerazione: un laboratorio diffuso in cui tecnologi, investitori, militari e decisori politici costruiscono prototipi di nuova generazione e testano soluzioni dual use che, sempre più spesso, finiscono direttamente sui campi di battaglia del fronte orientale.
L’hackathon organizzato a Berlino dal 13 al 16 novembre 2025, in collaborazione con il Cyber Innovation Hub della Bundeswehr, è stato il più grande evento di questo tipo mai realizzato in Europa: 350 partecipanti, 65 team, una cooperazione senza precedenti tra soldati in servizio attivo e sviluppatori civili. Le tecnologie premiate parlano da sole: reti MESH acustiche per individuare movimenti ostili, piattaforme automatizzate per la logistica di prima linea basate su droni VTOL, braccialetti di soccorso in grado di funzionare anche senza connettività. Prototipi che rispondono a problemi reali dei fronti ucraini: mobilità, ricognizione, dispersione delle truppe, resilienza individuale.
Il coinvolgimento di partner industriali come Helsing AI, Quantum Systems e fondi di investimento come General Catalyst conferma che l’Europa sta entrando in una fase di convergenza tra privato e militare simile a quella statunitense. EdTH, con tappe precedenti a Monaco, Parigi, Copenaghen, Londra, Amsterdam e Kiev, sta creando una rete transnazionale che può trasformarsi nel primo vero ecosistema europeo dell’innovazione difensiva.
Accanto alla spinta innovativa cresce però il rischio. Secondo un rapporto recente, il controspionaggio militare tedesco (MAD) ha individuato due tentativi di infiltrazione durante eventi organizzati dall’EDTH ad Amburgo e Berlino. I sospetti — un partecipante proveniente da Taiwan e un consulente berlinese di origine russa — cercavano di accedere a progetti strategici legati alla protezione delle forze ucraine: sistemi anti-drone, algoritmi di consapevolezza situazionale, tecnologie di guerra elettronica.
È probabile che si tratti di attività di raccolta informativa condotte nell’interesse di attori ostili: secondo Berlino, mosse riconducibili al crescente attivismo dei servizi russi, che nel 2025 hanno intensificato operazioni clandestine in tutta Europa. Il MAD non ha divulgato dettagli — nomi, obiettivi specifici, eventuali arresti — segnalando che le indagini sono ancora in corso o che gli elementi raccolti rientrano in dossier classificati.
Il caso EDTH non è isolato. I servizi tedeschi segnalano un raddoppio dei sospetti episodi di spionaggio rispetto al 2024. Le modalità ricordano la Guerra fredda, ma potenziate dalla tecnologia contemporanea: droni utilizzati per osservare basi e infrastrutture, reclutamento di cittadini con doppia nazionalità, tentativi di influenzare attività civili apparentemente innocue come conferenze o hackathon. A ciò si aggiungono operazioni recenti che hanno portato all’arresto di russo-tedeschi accusati di ricognizione su basi americane in Baviera impegnate nell’addestramento dei militari ucraini.
Queste attività si accompagnano a campagne di disinformazione, cyberattacchi e operazioni di sabotaggio, con l’obiettivo di minare la coesione europea e rallentare il sostegno a Kiev. Gli eventi tecnologici e di innovazione militare, per loro natura aperti e collaborativi, diventano uno dei terreni più vulnerabili.
Il caso EDTH mostra una tensione strutturale che accompagnerà l’Europa nei prossimi anni. Da un lato, la necessità di accelerare la ricerca e integrare rapidamente capacità duali nell’ambito militare; dall’altro, l’esigenza di blindare questi stessi processi da ingerenze esterne. Se l’Europa vuole realmente creare un ecosistema di difesa innovativo, dovrà armonizzare sicurezza, competitività tecnologica e cooperazione con il settore privato, senza ripetere le vulnerabilità già viste nei settori energetici o critici.
La storia dell’EDTH e dei tentativi di infiltrazione non parla solo del futuro della tecnologia, ma del presente della sicurezza europea. Ogni prototipo testato a Berlino, ogni algoritmo sviluppato a Monaco, ogni drone migliorato a Kiev si colloca dentro una competizione strategica globale che non concede tregua.
L’Europa ha scelto di innovare per difendersi. Ora deve imparare a difendere la propria innovazione.




