di Giuseppe Gagliano –
L’Unione europea introdurrà dal 9 settembre una tassa del 15% sulle esportazioni dei rottami di alluminio, con l’obiettivo di trattenere all’interno del mercato europeo una materia prima ormai considerata strategica. La misura rappresenta una svolta nell’approccio di Bruxelles, che punta a rafforzare l’autonomia industriale e a ridurre la dipendenza dalle filiere produttive esterne.
I rottami di alluminio non sono più semplici scarti, ma una risorsa fondamentale per settori come automotive, aeronautica, difesa, reti elettriche e transizione energetica. L’intento è evitare che il materiale venga esportato soprattutto verso India e Cina, trasformato in prodotti a maggior valore aggiunto e successivamente reimportato in Europa.
La decisione risponde alle richieste dell’industria europea, che teme un progressivo indebolimento della filiera produttiva in un momento in cui cresce la domanda di metalli strategici. Allo stesso tempo, però, la misura potrebbe penalizzare le imprese che operano nel recupero e nell’esportazione dei rottami, riducendone i margini e modificando gli equilibri del mercato del riciclo.
Bruxelles punta così a rafforzare la disponibilità interna di materia prima, ma la sola introduzione di un dazio non sarà sufficiente a rilanciare la competitività europea. Energia a costi sostenibili, investimenti, innovazione e politica industriale restano elementi indispensabili per ricostruire una filiera manifatturiera competitiva.
La misura assume anche una valenza strategica. L’alluminio è essenziale per la produzione di mezzi militari, aeromobili, droni e infrastrutture della difesa, mentre la guerra in Ucraina ha evidenziato quanto il controllo delle filiere industriali sia determinante per la sicurezza economica e militare.
La decisione conferma inoltre il crescente carattere geopolitico delle materie prime secondarie. La competizione internazionale non riguarda più soltanto petrolio, gas e terre rare, ma anche il controllo del riciclo e delle catene del valore. Con questa scelta Bruxelles riconosce che la transizione ecologica e la sovranità industriale sono ormai strettamente legate, anche se il rilancio della competitività europea richiederà interventi ben più ampi di una semplice tassa sulle esportazioni.




