di Giuseppe Gagliano –
E alla fine ce l’hanno fatta. I geni della Commissione europea, con la consueta tempestività e lungimiranza, hanno deciso che “Rearm Europe” era un nome troppo brutto, troppo guerrafondaio, troppo… vero. E allora? Via il “riarmo”, che fa tanto Anni ‘30, e largo a “Readiness 2030”. Che non vuol dire assolutamente niente, ma almeno non fa paura alla gente. In compenso, suona bene. Inglese, astratto, fumoso. Perfetto per l’Ue.
Certo, ci voleva il pressing di due mostri sacri della comunicazione politica come Giorgia Meloni e Pedro Sanchez per accorgersene. Due leader noti per il loro instancabile impegno nella difesa della pace… ma solo a parole. Perché poi, quando c’è da alzare la spesa militare al fatidico 2% del PIL chiesto dalla NATO, ecco che si comincia a parlare di “approcci più ampi”, “difesa integrata”, “cybersicurezza” e “catene di approvvigionamento”. Che è come dire: compriamo meno cannoni, ma più parabole. Magari Elon Musk approva.
Intanto Ursula von der Leyen continua a sbandierare il suo piano da 800 miliardi. Con prestiti, debiti, fondi “safe” (sicuri per chi?), e nuove belle siglette che sembrano uscite da una convention di consulenti aziendali. Tutto bellissimo. Peccato che l’Europa di fatto stia armando tutto, tranne se stessa. E non certo per colpa solo di Mosca.
Poi ci sono le perle del vertice: l’Estonia che chiede 40 miliardi per l’Ucraina, l’Ungheria che vota “diversa”, e Sanchez che propone un “inviato Ue” per i negoziati di pace, urtando la suscettibilità della già irritabile Kaja Kallas. Già la vedo: “Ma come, io sono l’Alta rappresentante, mica una comparsa!”. Intanto Zelensky telefona, ringrazia, aggiorna, ma i “veri negoziati” restano un miraggio. Forse aspettano che arrivi il 2030. Perché Readiness, si sa, è tutta nel futuro.
Ma il punto non è il nome. Il punto è che ci prendono in giro. Cambiano le etichette, non i contenuti. L’Europa si sta riarmando – e lo fa in modo disordinato, scoordinato e confuso – ma vuole farlo con il sorriso sulle labbra e i fiorellini nei comunicati stampa. Nessuno osi dire “riarmo”, altrimenti i cittadini si spaventano. Meglio farli pagare in silenzio, tra una riforma fiscale “mirata” e un’ulteriore deroga al Patto di stabilità.
Il tutto ovviamente per difenderci dalla Russia, che secondo l’intelligence tedesca potrebbe attaccare entro il decennio. Tranquilli: abbiamo sei anni di readiness per prepararci. Se nel frattempo Putin si stanca, tanto meglio. Altrimenti ci difenderemo con le sigle.












