di Giuseppe De Santis

Come molti altri Paesi africani, l’Uganda spende ingenti somme per importare i carburanti necessari al proprio fabbisogno, erodendo preziose riserve di valuta estera. Per affrontare questo problema, il governo ugandese ha recentemente firmato un accordo con gli Emirati Arabi Uniti per la costruzione di una raffineria da 4 miliardi di dollari, in grado di coprire la domanda interna e generare un surplus destinato all’esportazione verso i Paesi vicini.

La nuova struttura, che sorgerà a Kabaale, nel distretto di Hoima, dovrebbe vedere l’avvio dei lavori a metà del 2026. La proprietà sarà suddivisa tra Alpha MDM, società legata alla famiglia reale di Dubai con una quota del 60%, e la Uganda National Oil Company, che deterrà il restante 40%.

Una volta operativa, la raffineria diventerà la più grande dell’Africa orientale, con una capacità di trattamento di 60mila barili di petrolio al giorno. Secondo le stime del governo, l’impianto permetterà all’Uganda di risparmiare fino a 2 miliardi di dollari l’anno e di trasformarsi in un importante hub energetico regionale.

Il progetto si inserisce in una tendenza più ampia: diversi Paesi africani stanno infatti valutando la costruzione di raffinerie nazionali per produrre localmente i carburanti necessari, evitando così di consumare riserve di valuta pregiata. Una strategia che, nei prossimi anni, potrebbe portare significativi benefici economici all’intero continente.