di Vanessa Tomassini –
Gli Emirati Arabi Uniti proprio non riconoscono Israele. Inutile a dirsi, inutile a farsi, è chiaro che le scuse per l’esclusione delle bandiere israeliane e dell’inno nazionale dal torneo di judo ad Abu Dhabi, siano state fatte non perché sentite, ma per evitare la pessima figura davanti ai media, considerando quanto appena accaduto all’apertura della 39esima Conferenza generale dell’Unesco a Parigi. Nell’evento di oggi la delegazione degli Emirati al braccio culturale delle Nazioni Unite, ha posto un piccolo astuccio contenente una medaglia d’argento sulla scrivania di ogni rappresentante per omaggiare i lavori di ristrutturazione della sala conferenze finanziati dagli Uae. Il prezioso omaggio rappresenta il ritratto del vicegovernatore di Dubai e ministro delle finanze, Hamdan bin Rashid al-Maktoum. Un gesto molto carino nei confronti dei colleghi, se non fosse che nella consegna è stato dimenticato qualcuno. Sì proprio così, nessuna scatolina è stata recapitata al banco di Carmel Shama-Hacohen, ambasciatore d’Israele all’Unesco, la cui risposta non è tardata ad arrivare. “Lo Stato di Israele non ha bisogno di regali, ma questo passo stupido ed incivile, qui nell’organizzazione mondiale per la cultura e l’istruzione, che segue il terribile trattamento dei nostri atleti durante il torneo nella capitale dell’Uae, mostra quanto odio, incitamento e mentalità oscura circonda queste persone “, aggiungendo che “il denaro può comprare molte cose, ma non il buonsenso e le buone maniere”, promettendo battaglia. Israele ha già deciso, seguendo gli Stati Uniti, di abbandonare l’organizzazione mondiale per la cultura e l’istruzione, ma fin quando ci sarà non permetterà che i boicottaggi, la discriminazione e l’antisemitismo intacchino beni fondamentali come sport e sapere. Non si escludono altre lacrime di coccodrillo, che arrivi un tweet di scuse? La Cohen saprà sicuramente cosa farsene e stavolta potrebbe essere Israele a non essere sportivo…




