di Alberto Galvi

In un comizio davanti a decine di migliaia di sostenitori durante una manifestazione nel centro di Budapes, il primo ministro Viktor Orban del partito Fidesz (Alleanza Civica Ungherese) ha accusato Bruxelles e Washington di cercare di intromettersi nella politica ungherese in vista delle elezioni parlamentari dell’aprile del prossimo anno. In quell’occasione Orban affronterà un fronte unito di sei partiti: KDNP (Partito Popolare Democratico Cristiano), DK (Coalizione Democratica), PM (Dialogo per l’Ungheria), MSZP (Partito Socialista Ungherese), Jobbik (Movimento per un’Ungheria migliore) e LMP (La Politica può essere Diversa) sostengono Marki-Zay, che è un conservatore cattolico e che ha fatto sapere che in caso di elezione redigerà una nuova costituzione, reprimerà la corruzione, garantirà la libertà dei media e introdurrà l’euro.

L’Assemblea nazionale unicamerale è composta da 199 membri che durano in carica 4 anni ed elegge indirettamente il presidente della Repubblica con votazione a maggioranza dei due terzi al primo turno o votazione a maggioranza semplice al secondo turno, per un mandato di 5 anni eleggibile per un secondo mandato; il primo ministro è eletto dall’Assemblea nazionale su raccomandazione del presidente.

Alle prossime elezioni

Lo scorso mese si è svolto il primo turno delle primarie dell’opposizione che ha visto la partecipazione di oltre 600mila persone, Marki-Zay è arrivato terzo, ma ha convinto il sindaco liberale di Budapest Gergely Karacsony, che si era classificato secondo a ritirarsi e a sostenerlo nel ballottaggio contro Dobrev.

Il nuovo leader dell’opposizione ha vinto nel 2018 le elezioni per il sindaco della città di Hodmezovasarhely, che era considerata una roccaforte del partito Fidesz. I sondaggi mostrano che il partito Fidesz di Orban e la coalizione che sostiene Marki-Zay corrono testa a testa, con circa un quarto degli elettori indecisi.

Pur sostenendo l’intenzione di non lasciare l’Ue, Orban si è schierato a favore della Polonia sui controversi temi della giustizia, della libertà dei media, dei diritti civili per i gay, cose che hanno comportato gli attriti di Varsavia con Bruxelles.

Orban è stato spesso bloccato da Bruxelles durante i suoi 12 anni di potere, ma adesso si è avvicinato anche alla Russia e alla Cina. Ha stabilizzato l’economia ungherese durante il suo mandato nonostante la corruzione pervasiva, la carenza di manodopera causata dal declino demografico e dalla migrazione e la povertà diffusa nelle aree rurali, ma ha anche costruito un regime illiberale.

Durante la campagna elettorale dei prossimi mesi Marki-Zay farà appello agli elettori stanchi delle politiche divisive di Orban.