
di Angelo Gambella –
Si inasprisce lo scontro diplomatico tra Ungheria e Ucraina dopo le dure dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky contro il premier ungherese Viktor Orbán in merito al blocco dei prestiti europei destinati a Kiev. Al centro della disputa vi è il pacchetto di finanziamenti da circa 90 miliardi di euro che Budapest continua a ostacolare, provocando una crescente tensione politica tra i due Paesi.
La risposta del governo ungherese non si è fatta attendere. Il portavoce di Orbán, Zoltán Kovács, ha definito le parole di Zelensky “minacce e tentativi di ricatto che vanno ben oltre ogni limite accettabile”. In un messaggio pubblicato su X, Kovács ha ribadito che “le emozioni personali non hanno spazio in questioni come questa” e che “l’Ungheria non si lascerà intimidire o ricattare”. Lo stesso Orbán è intervenuto per respingere le accuse provenienti da Kiev.
Nel dibattito interno ungherese è intervenuto anche Péter Magyar, leader dell’opposizione, che ha chiesto all’Unione europea di sospendere i rapporti con l’Ucraina fino a quando Zelensky non presenterà delle scuse ufficiali a Orbán. Una posizione che molti osservatori leggono come parte della strategia elettorale in vista delle prossime consultazioni, ma che allo stesso tempo evidenzia una certa compattezza del fronte politico ungherese sul tema.
Intanto si moltiplicano le prese di posizione internazionali. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha espresso piena solidarietà al leader ungherese, definendo le parole del presidente ucraino un “ricatto oltraggioso” che avrebbe superato “ogni linea rossa”. Fico ha inoltre avvertito che anche altri Paesi europei, tra cui la Slovacchia, potrebbero valutare il blocco dei prestiti da 90 miliardi destinati a Kiev.
Sostegno a Orbán è arrivato anche dal gruppo “Patrioti per l’Europa” del Parlamento europeo, che in un comunicato ha condannato le dichiarazioni di Zelensky. Analoga solidarietà è stata espressa dal leader bosniaco dell’entità serba, Milorad Dodik.
Nella giornata di oggi è intervenuta anche la Commissione europea, che ha definito “inaccettabili” le recenti minacce rivolte dal presidente ucraino al primo ministro ungherese, invitando tuttavia entrambe le parti a una “de-escalation della retorica”.
Parallelamente alla crisi diplomatica, Budapest ha annunciato l’apertura di indagini su presunti traffici di oro e contanti diretti in Ucraina. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri ungherese, spiegando che nella giornata odierna le autorità hanno fermato un veicolo entrato nel Paese con a bordo banconote e oro. Sette cittadini ucraini sono stati arrestati e successivamente espulsi.
Secondo Kiev si tratterebbe di dipendenti della banca statale ucraina, e le autorità di Kiev avevano inizialmente denunciato un presunto rapimento e un tentativo di estorsione ai loro danni.
L’episodio contribuisce ad alimentare ulteriormente la tensione tra Budapest e Kiev, mentre in Europa cresce la preoccupazione per l’escalation verbale e per le possibili ripercussioni sui delicati equilibri politici e finanziari legati al sostegno occidentale all’Ucraina.











