di Alberto Galvi

Lo scorso 6 aprile il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev ha emanato un decreto con il quale ha eliminato le quote di produzione nell’industria del cotone del paese, abolendo un sistema istituito per la prima volta negli anni 20 con il sistema Gosplan.

Questo sistema è un retaggio del regime sovietico, che attraverso un’agenzia responsabile della pianificazione economica creava ed amministrava i piani quinquennali, che sono ancora parte integrante dell’economia uzbeka.

Il sistema Gosplan per quasi un secolo, ha contribuito a violazioni sistematiche dei diritti umani incoraggiando l’uso del lavoro forzato.

Con questo decreto il governo annullerà le quote per la produzione e la vendita di cotone, lasciando gli agricoltori che affittano terreni dallo Stato liberi di coltivare colture alternative e più redditizie.

La stessa riforma vedrà la quota statale per il grano ridotta del 25%. Ciò segna uno sviluppo decisivo nello spingere il settore agricolo uzbeko, che è una delle principali fonti di occupazione del paese verso un’economia di mercato.

Lo scorso gennaio, il presidente Mirziyoyev ha approvato un decreto che prevede una graduale riduzione del volume di grano che lo Stato acquisterà attraverso il suo sistema di ordinazione a partire dal 2021.

Anche se il governo si ritira da questa area chiave dell’economia, continuerà a conservare un ruolo chiave nel settore agricolo.

Il governo continuerà a garantire che i prezzi dei cereali rimarranno stabili al fine di non interrompere le forniture alimentari di base.

L’Uzbekistan è attualmente tra i primi 10 produttori al mondo di cotone, nonostante il paese abbia riformato la sua economia a causa della precipitazione delle esportazioni di cotone grezzo.

Per questa ragione la produzione dell’industria dell’abbigliamento in Uzbekistan è aumentata dell’80% tra il 2014 e il 2018, mentre la raccolta di cotone grezzo si è trasformata in una produzione di tessuti e di vestiti.

Il governo uzbeko vuole allontanare la produzione di massa del cotone grezzo al fine di migliorare l’immagine internazionale del paese.

Nel corso dei decenni il regime ha sempre controllato le quote di produzione del cotone, contribuendo alla continuazione di un sistema di lavoro forzato.

In questo modo persone di ogni livello sociale sono state portate a fare il lavoro di raccolta per una retribuzione scarsa o nulla.

Il problema del lavoro forzato in Uzbekistan è solo una parte di una complessa eredità della raccolta del cotone e del suo ruolo nell’economia statale.

Per decenni, le prospettive di carriera dei funzionari statali nei distretti dell’Uzbekistan sono dipese in gran parte dalla loro capacità di raggiungere quote di produzione di cotone stabilite dal governo centrale.

Questa pratica è un retaggio del passato regime sovietico, che fa guadagnare all’attuale governo oltre un miliardo di dollari all’anno.

Il governo uzbeko utilizza i suoi funzionari per monitorare i raccolti. In questo modo lo Stato determina il prezzo dei semi, controlla l’irrigazione e i prezzi dei fertilizzanti.

Inoltre dice agli agricoltori cosa piantare e quando piantarlo e acquista i raccolti al di sotto del prezzo di mercato.

L’industria del cotone dell’Uzbekistan deve ancora attirare sufficienti investimenti stranieri, in gran parte a causa di un boicottaggio internazionale sul cotone uzbeko, in particolare da parte degli Stati Uniti e dai principali paesi dell’Unione europea.

Secondo l’ILO (International Labour Organization) è in vigore in Uzbekistan un uso sistematico del lavoro forzato e minorile nell’industria del cotone anche se negli ultimi anni è diminuito drasticamente.