Vietnam. Svolta nelle relazioni con il Vaticano?

di Simone Frusciante

Per gran parte del ’900, i rapporti tra la Santa Sede e i regimi comunisti furono segnati da un mutuo antagonismo, in quanto questi ultimi consideravano la religione incompatibile con i valori socialisti, sottoponendo le comunità locali, inclusa quella cattolica, a restrizioni e violenze, mentre la Chiesa di Roma giudicava coloro che professavano una dottrina comunista atea “apostati della fede cristiana”, come sancito dal decreto di scomunica emesso da Papa Pio XII nel 1949.
Tuttavia, negli ultimi decenni del secolo scorso, complice l’affievolimento della linea dura adottata dagli Stati comunisti che culminò con il crollo del muro di Berlino, la fine dell’Unione Sovietica e dei propri alleati europei, nonché con l’inizio di un processo di riforma in quelli asiatici, il Vaticano optò per un approccio più pragmatico, aprendo un dialogo con i regimi rimasti in piedi su temi quali le nomine episcopali e la garanzia di maggiore autonomia e libertà religiosa.
Un caso di relativo successo è quello riguardante il Vietnam, con cui la Santa Sede mantiene un livello piuttosto elevato di contatti ufficiali e ufficiosi, malgrado l’assenza di relazioni diplomatiche formali. Ciò è dovuto al fatto che, rispetto ad altri vicini regionali, l’esistenza di comunità cattoliche nel Paese ha delle radici molto lontane nel tempo. Le prime missioni risalgono al XV secolo, ma fu tra il XVI e il XVII secolo che la presenza cattolica divenne più stabile in ragione dell’opera di evangelizzazione compiuta dai gesuiti europei, il cui contributo alla cultura vietnamita fu rilevante.
Tra il XVIII e il XIX secolo, i cattolici furono gravemente perseguitati durante l’epoca della dinastia Nguyen, con centinaia di migliaia di vittime riportate. Nel XX secolo, la comunità cattolica fu vittima degli eventi bellici che colpirono il Paese, prima la guerra di decolonizzazione contro la Francia, la divisione del Vietnam nel 1954 e il conflitto con gli Stati Uniti fino alla metà degli anni ’70. Dopo la riunificazione nel 1975 sotto il regime comunista, la Chiesa dovette affrontare notevoli restrizioni, espropri e controlli da parte dello Stato, pur rimanendo attiva.
Un primo significativo cambiamento iniziò a verificarsi tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, quando il Vietnam abbandonò la rigida posizione di matrice sovietica nei confronti della religione, compiendo una revisione delle proprie politiche in materia. Questo spinse la Santa Sede a cercare a sua volta un riavvicinamento, impegnandosi in un’opera di diplomazia sottotraccia con il governo di Hanoi. A partire dall’inizio del XXI secolo, poi, i rapporti sono cresciuti sensibilmente, con contatti e scambi di visite bilaterali, anche di alto livello, tra Vietnam e Vaticano.
Suddetti sviluppi raggiunsero l’apice nel 2023, quando Papa Francesco nominò l’Arcivescovo Marek Zalewski primo rappresentante pontificio residente in Vietnam. Nel gennaio 2024 l’Arcivescovo Paul Gallagher, Segretario per le relazioni con gli Stati, si recò in visita a Hanoi. Si parlò della possibilità di una visita di Bergoglio nel Paese, ma in seguito l’ipotesi sfumò a causa dei cambi al vertice nella leadership vietnamita, scossa dalle dimissioni legate alla campagna anti-corruzione e dalla morte di Nguyen Phu Trong, nonché del progressivo deteriorarsi della salute del Pontefice.
Da allora, la situazione è profondamente cambiata; a Hanoi c’è un nuovo “uomo forte”, To Lam, che ricopre i due incarichi di Segretario Generale del Partito Comunista e di Presidente della Repubblica, mentre in Vaticano siede il successore di Bergoglio, Papa Leone XIV. Con due guide forti e salde su ambo i fronti, è tornata a farsi spazio l’idea di una prima storica visita pastorale in Vietnam, a lungo attesa dalla comunità cattolica nel Paese e auspicata dai predecessori di Prevost.
Secondo fonti ufficiali vietnamite, è esattamente intorno a questa prospettiva che ruotava la lettera da parte di To Lam recapitata a Leone XIV dal Presidente dell’Assemblea Nazionale vietnamita Tran Thanh Man, recatosi in visita in Vaticano lo scorso 11 aprile. In quell’occasione è stato sottolineato il lavoro svolto durante il XII incontro del Joint Working Group tra Vaticano e Vietnam, avvenuto a Roma nel settembre 2025. Il Presidente Man si è detto convinto che il prossimo XIII incontro potrebbe dare un contributo decisivo all’istituzione di relazioni diplomatiche formali.
È opportuno sottolineare che persistono molteplici nodi irrisolti, tra cui la cornice legale all’interno della quale la Chiesa cattolica può muoversi in Vietnam, la questione dei diritti di proprietà e il limite dell’autonomia episcopale. Sebbene non si possa parlare di una completa libertà religiosa, si registra una transizione dall’ostilità al dialogo e dalla diffidenza alla fiducia graduale. Ciò è molto importante per la comunità cattolica vietnamita, che, con circa 7 milioni di fedeli (pari al 7% della popolazione), è la quinta in Asia e la seconda nell’area del Sud-est asiatico.
La visita di Leone XIV potrebbe essere preceduta da quella del Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, che sarebbe intenzionato a pianificarla “presto”, senza fornire ulteriori dettagli. Intanto, è già stata immaginata una data per l’eventuale viaggio di Prevost in Vietnam, il 2027, quando egli andrà a Seoul per la Giornata mondiale della gioventù. Se quest’ipotesi diventasse realtà, rappresenterebbe una svolta epocale nelle relazioni tra Hanoi e il Vaticano, dando un messaggio di speranza ai cattolici vietnamiti, nonché rafforzando la strategia geopolitica della Santa Sede nel continente asiatico come pure i segnali di apertura in politica estera del nuovo governo vietnamita.