di Giuseppe Gagliano –
Secondo un rapporto di Bloomberg, gli Stati Uniti avrebbero utilizzato i loro bombardieri strategici B-2 Spirit per colpire i depositi di armi appartenenti ai ribelli Ansarullah, sostenuti dall’Iran, nello Yemen. Questo intervento rappresenta un’importante escalation nell’uso di risorse militari avanzate per contrastare le forze Houthi, che da tempo rappresentano una minaccia per il commercio internazionale attraverso il controllo parziale delle rotte marittime della regione del Mar Rosso.
L’ultima missione dei B-2 Spirit in combattimento risale alla fine dell’amministrazione Obama, quando furono impiegati contro obiettivi dello Stato Islamico in Libano. L’attuale operazione tuttavia,sottolinea il desiderio di Washington di dimostrare la sua prontezza ad utilizzare le sue armi più avanzate e costose per neutralizzare i ribelli yemeniti, che hanno minacciato navi civili e militari nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden.
Secondo un comunicato ufficiale del comando centrale (CENTCOM), i bombardieri B-2 Spirit hanno partecipato a operazioni di precisione contro depositi sotterranei di armi, contenenti missili e altre munizioni sofisticate utilizzate dagli Ansarullah per attacchi a navi statunitensi e internazionali. Queste azioni mirano a ridurre la capacità dei ribelli di condurre attacchi che CENTCOM ha definito “spericolati e illegali”.
Oltre a colpire direttamente le capacità militari degli Ansarullah, questo intervento manda un segnale chiaro all’Iran, principale sostenitore del movimento Houthi. Washington sembra voler sottolineare che ogni ulteriore intensificazione del conflitto in Medio Oriente, in particolare attraverso il sostegno a gruppi armati come quelli che formano l’«asse della resistenza», potrebbe innescare una risposta ancora più decisa da parte delle forze americane. Le capacità militari avanzate degli Stati Uniti, tra cui i bombardieri B-2 Spirit, potrebbero essere dirette anche verso obiettivi strategici sul territorio iraniano.
Questo dispiegamento di forze non riguarda solo la sicurezza nella regione del Mar Rosso, ma rientra in una più ampia strategia di deterrenza contro i tentativi dell’Iran di espandere la propria influenza in Medio Oriente attraverso i suoi proxy.












