di Giuseppe Gagliano –
La provincia yemenita di Hadramawt torna al centro delle tensioni militari e politiche dopo il rafforzamento delle forze governative attorno al porto di al-Dhabba, ai giacimenti petroliferi, agli aeroporti e alle principali infrastrutture strategiche. L’obiettivo è garantire la ripresa delle esportazioni di greggio, mentre aumentano le pressioni dei separatisti del Sud e gli Houthi rilanciano le minacce contro Bab el-Mandeb.
Il governo riconosciuto dalla comunità internazionale considera la difesa di Hadramaut essenziale per la propria sopravvivenza economica. Le esportazioni di petrolio rappresentano una delle poche fonti di valuta estera rimaste e finanziano stipendi, importazioni e servizi pubblici. Gli attacchi degli Houthi contro le infrastrutture energetiche hanno aggravato la crisi economica, alimentando inflazione e svalutazione della moneta.
Parallelamente cresce la pressione del Consiglio di Transizione del Sud, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, che rivendica maggiore autonomia e mantiene aperta la prospettiva dell’indipendenza delle regioni meridionali. Le proteste organizzate a Mukalla e Seiyun mirano a rafforzare il peso politico del movimento e ad aumentare la pressione sul governo centrale per il controllo di una delle aree economicamente più ricche dello Yemen.
La situazione riflette anche la diversa strategia perseguita dai principali alleati del fronte anti Houthi. L’Arabia Saudita punta a preservare uno Yemen formalmente unito e stabile lungo il proprio confine meridionale, mentre gli Emirati Arabi Uniti concentrano il loro interesse sul controllo dei porti, delle coste e delle rotte marittime che collegano il Golfo di Aden al Mar Arabico e a Bab el-Mandeb.
Nel frattempo gli Houthi continuano a minacciare il traffico navale e le infrastrutture energetiche, puntando a rendere insicuro uno dei principali corridoi commerciali tra Oceano Indiano, Mar Rosso e Mediterraneo. Anche senza controllare direttamente lo stretto di Bab el-Mandeb, missili e droni sono sufficienti ad aumentare i costi del trasporto marittimo e a esercitare pressione sull’Arabia Saudita e sui mercati internazionali.
La militarizzazione di Hadramaut evidenzia come il conflitto yemenita sia ormai alimentato da interessi energetici, rivalità regionali e spinte separatiste. Per il governo il controllo del petrolio è indispensabile per mantenere in vita le istituzioni, ma proprio la centralità delle infrastrutture energetiche le trasforma nei principali obiettivi della guerra, rendendo Hadramaut uno dei teatri più delicati dell’intero Medio Oriente.




