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Nel caos yemenita, che vede la guerra civile tra i lealisti del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e i rielli houthi, si è aperto questa mattina un terzo fronte, con i separatisti che, secondo il premier Ahmed Obeid bin Daghr, avrebbero tentato un golpe. Dalle notizie che si hanno al momento risulta che nei violenti scontri che si sono svolti nella roccaforte lealista di Aden vi sarebbero stati almeno 15 morti e 30 feriti, che i separatisti hanno occupato edifici governativi riuscendo a vincere in alcuni punti la resistenza e che, secondo bin Daghr, sarebbero sostenuti dagli Emirati Arabi.

Così, dopo gli Houthi sostenuti dall’Iran, che dal 2015 hanno preso il controllo di buona parte del paese compresa la capitale Sanaa, e i lealisti, sostenuti dalla Lega Araba la quale ha scatenato una guerra nella guerra con una coalizione a guida saudita che vede impegnati diversi paesi arabi, sulla scena compaiono oggi i separatisti meridionali, fino a poco fa alleati di Abd Rabbo Mansour Hadi, di cui al momento non si conosce molto: nel 1971 vi era stata la secessione dello Yemen con la nascita, appunto a sud, della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, di ispirazione marxista. Le due parti del paese furono riunificate grazie ad un accordo di pace nel 1990, da cui nacque l’attuale Repubblica Unita dello Yemen.

Intanto nel paese permane una gravissima situazione umanitaria che vede la penuria di generi alimentari e una diffusa epidemia di colera.