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Il responsabile degli Affari umanitari dell’Onu, Stephen O’Brien, ha denunciato il rischio che nello Yemen si verifichi la “più grave crisi alimentare nel mondo, e se non si interviene subito si rischia la carestia nel 2017”.
O’Brien ha spiegato che il conflitto in corso dal 2015 ha reso drammatica la situazione di due terzi della popolazione e che è necessaria assistenza immediata per 10,3 milioni di yemeniti; inoltre “ci sono 2,2 milioni di bambini che soffrono la fame”.
L’inviato speciale dell’Onu per la crisi yemenita, Ismail Ould Cheikh Ahmed, ha aggiunto che il “pericoloso” incremento di combattimenti e attacchi aerei ha “tragiche conseguenze per il popolo yemenita”, con 18,2 milioni di persone colpite dall’emergenza cibo.
La guerra nello Yemen ha preso il via nel gennaio 2015 a seguito del golpe degli houthi (sciiti), dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega): per mesi i ribelli avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza sciita nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. L’intervento della coalizione a guida saudita e che vede coinvolti Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti, ha permesso la ripresa di una parte dei territori, in particolare del governatorato di Aden, roccaforte del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, mente la capitale e la zona dei principali impianti petroliferi resta saldamente in mano ai ribelli sciiti, che sostengono l’ex presidente Ali Abdallah Saleh.
A nulla sono valsi fino ad oggi gli sforzi dell’Onu per arrivare almeno ad una tregua duratura, promossi dall’inviato Ould Cheikh Ahmed, mentre i morti accertati, soprattutto civili, sono oltre 10mila.




