di Enrico Oliari

Dopo il drone degli yemeniti Houthi su Tel Aviv, che ha causato un morto e otto feriti, ieri vi è stata la risposta israeliana con un raid che ha colpito il porto di Hodeidah, ritenuto essere dal premier Benjamin Netanyahu la porta di ingresso delle armi provenienti dall’Iran. Il premier israeliano ha anche spiegato in conferenza stampa che gli Houthi hanno lanciato centinaia di attacchi sia contro Israele che contro le navi di passaggio dallo Stretto di Bab el-Mandeb. “anche con missili da crociera”, per cui “ci aspettiamo che la comunità internazionale si impegni maggiormente contro l’Iran e i suoi alleati per proteggere la libertà di navigazione”.

Nel bombardamento di Hodeidah sarebbero morte 6 persone e 80 sarebbero rimaste ferite, ma già in serata Israele ha abbattuto missili terra terra diretti a Eilat, lanciati dagli Houthi.

Il portavoce degli Houthi, Yahya Saree, ha affermato ieri il “diritto di difendere lo Yemen dall’aggressione israeliana” e di “colpire le navi dirette verso la Palestina occupata (Israele, ndr), come pure contro le navi che trattano con l’entità sionista fino a quando non cesserà l’aggressione contro il popolo di Gaza”. Ha poi aggiunto che “La risposta all’aggressione israeliana contro il nostro Paese arriverà e sarà grandiosa”.

Gli Houthi sono un gruppo ribelle del nord dello Yemen che dal 2015 è in guerra contro il governo riconosciuto dalla comunità internazionale ma anche contro al-Qaeda, e che oggi controlla la parte occidentale del paese: per anni i ribelli avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza sciita nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. L’intervento della coalizione a guida saudita e che ha visto coinvolti Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti si è dimostrata fallimentare. La parte controllata dagli Houthi, tra cui la capitale Sanaa, vede quale presidente del Consiglio politico supremo Mahdi al-Mashat e premier Abd el-Aziz bin Habtur, mentre quella riconosciuta dalla comunità internazionale, con base ad Aden, ha come presidente Rashad al-Alimi e come premier Ahmad Awad bin Mubarak.