Yemen. Scontri ad Ataq: la faglia che divide il fronte anti-Houthi

di Giuseppe Gagliano –

Gli scontri ad Ataq, nel governatorato di Shabwa, con morti e decine di feriti, non sono un incidente isolato ma il sintomo di una frattura strutturale nel sud dello Yemen. Il tentativo di sostenitori del Consiglio di transizione meridionale di assaltare la sede amministrativa locale e di rimuovere la bandiera nazionale ha un valore altamente simbolico: mette in discussione la sovranità dello Stato yemenita proprio nelle aree che dovrebbero costituire la retrovia del fronte anti-Houthi.
Le versioni divergono, come spesso accade nelle guerre interne. Le autorità locali parlano di combattenti armati che hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza, mentre i separatisti denunciano una repressione contro manifestanti. Al di là della dinamica precisa, il dato politico è chiaro: il Sud resta un campo conteso, dove la lealtà allo Stato centrale convive con spinte secessioniste mai sopite.
Gli scontri arrivano a pochi giorni dall’annuncio di un nuovo esecutivo sostenuto dall’Arabia Saudita, pensato per equilibrare appartenenze regionali e politiche. La formula inclusiva serve a mostrare unità, ma rivela anche il problema di fondo: lo Yemen riconosciuto a livello internazionale è una costruzione di compromesso tra gruppi armati, élite locali e sponsor esterni.
Quando la legittimità dipende più dai rapporti di forza che dalle istituzioni, ogni rimpasto rischia di accendere rivalità. Shabwa, con le sue risorse e la sua posizione strategica, diventa così un banco di prova del potere reale del governo di Aden.
Sul piano economico, il Sud dello Yemen non è periferia ma cuore energetico. Le province orientali ospitano giacimenti di petrolio e infrastrutture chiave. Il controllo di queste aree significa accesso a entrate, capacità di pagare milizie e leva negoziale verso l’esterno.
Le avanzate e le ritirate dei mesi scorsi tra forze separatiste e unità sostenute da Riad mostrano che la guerra yemenita è anche una guerra per rendite energetiche. In un Paese con finanze pubbliche fragili, il possesso di un terminale o di un campo petrolifero pesa più di molte dichiarazioni politiche.
Militarmente, il quadro è paradossale. Le forze che dovrebbero essere alleate contro gli Houthi si trovano ciclicamente a combattersi tra loro. Questo disperde uomini, mezzi e attenzione strategica. Ogni scontro interno riduce la pressione sul fronte settentrionale e offre agli Houthi un vantaggio indiretto.
Inoltre, la moltiplicazione di centri armati locali rende difficile costruire una catena di comando unitaria. Senza un coordinamento reale, il fronte anti-Houthi resta una coalizione di circostanza, non un blocco militare coerente.
La dimensione geopolitica è decisiva. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sostengono entrambi il campo anti-Houthi, ma non sempre gli stessi attori locali. Riad privilegia la stabilità di uno Yemen formalmente unito sotto un’autorità riconosciuta. Abu Dhabi ha in passato coltivato relazioni con forze meridionali favorevoli a maggiore autonomia o indipendenza.
Le accuse saudite contro gli Emirati sul sostegno ai separatisti indicano che la competizione tra sponsor regionali si riflette sul terreno yemenita. Lo Yemen diventa così uno spazio dove potenze vicine regolano i propri equilibri di influenza.
Dal punto di vista geoeconomico, il Sud yemenita affaccia su rotte marittime vitali tra Oceano Indiano e Mar Rosso. Porti, coste e infrastrutture energetiche danno a queste province un valore che va oltre la politica interna. Chi controlla stabilmente il Sud controlla nodi sensibili del traffico marittimo e potenziali corridoi energetici.
Per questo la questione meridionale non è solo identitaria. È legata a commercio, sicurezza delle rotte e proiezione regionale. Un Sud frammentato o instabile preoccupa non solo Sana’a o Aden, ma anche le capitali del Golfo.
Lo Yemen non vive una sola guerra ma più conflitti sovrapposti: contro gli Houthi, tra fazioni del campo governativo, tra centri locali di potere e tra sponsor regionali. Gli scontri di Shabwa ricordano che anche un’eventuale tregua con gli Houthi non garantirebbe la pace interna.
Finché la questione del Sud resterà irrisolta, lo Yemen continuerà a oscillare tra unità formale e frammentazione reale. In questo spazio grigio prosperano milizie, economie di guerra e influenze esterne. Ed è proprio lì che si decide, lontano dai riflettori, il futuro dello Stato yemenita.