di Guido Keller –

Lo Yemen torna a essere uno dei principali focolai di tensione del Medio Oriente. Dopo anni di tregue fragili e negoziati senza risultati definitivi, le forze Houthi e quelle del governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita stanno rafforzando le rispettive posizioni lungo un’ampia linea del fronte che si estende dalla costa del Mar Rosso fino al confine saudita, alimentando il timore di una ripresa delle ostilità su larga scala.

Il crescente numero di attacchi condotti dagli Houthi contro infrastrutture saudite e traffico marittimo nel Mar Rosso sta aumentando la pressione su Riad, mentre il governo riconosciuto dalla comunità internazionale teme che il prolungarsi dell’attuale situazione consolidi definitivamente il controllo di Ansar Allah sul nord del Paese. Parallelamente proseguono gli sforzi diplomatici promossi dalle Nazioni Unite, dall’Oman e, più recentemente, dal Pakistan, ma le prospettive di una soluzione negoziata appaiono sempre più incerte.

Negli ultimi anni la riduzione dei combattimenti ha consentito agli Houthi di rafforzare le proprie strutture politiche e militari, consolidando il controllo del territorio, sviluppando capacità missilistiche e ampliando gli strumenti di pressione anche sul piano marittimo. Questo rafforzamento alimenta i timori del governo yemenita e dell’Arabia Saudita, che vedono nel prolungarsi della tregua il rischio di una divisione permanente del Paese.

Pur mantenendo una netta superiorità aerea e tecnologica, Riad deve confrontarsi con le difficoltà già emerse durante il conflitto. Il terreno montuoso, la rete di fortificazioni degli Houthi e l’impiego di missili, droni e attacchi navali rendono infatti improbabile una rapida soluzione militare. Un’eventuale nuova offensiva rischierebbe di trasformarsi ancora una volta in una guerra lunga e costosa.

Il Mar Rosso rappresenta oggi uno degli elementi centrali della crisi. Gli attacchi contro il traffico commerciale aumentano i costi assicurativi, inducono gli armatori a modificare le rotte e riducono il traffico attraverso il Canale di Suez, con ripercussioni economiche che coinvolgono l’Egitto, i Paesi del Golfo, l’Europa e l’Asia. Anche senza bloccare completamente Bab al-Mandeb, gli Houthi sono in grado di rendere il transito sufficientemente rischioso da comprometterne l’efficienza.

Sul piano geopolitico il rafforzamento di Ansar Allah amplia la capacità di pressione dell’Iran nei confronti dell’Arabia Saudita e delle principali rotte energetiche della regione. Attraverso il sostegno ai propri alleati yemeniti, Teheran può esercitare un’influenza indiretta senza un coinvolgimento militare diretto, costringendo Riad a destinare maggiori risorse alla difesa del proprio territorio e delle infrastrutture strategiche.

Nonostante gli sforzi diplomatici, le posizioni delle parti restano difficilmente conciliabili. Gli Houthi puntano al riconoscimento del proprio ruolo politico e alla fine delle restrizioni economiche, il governo yemenita intende preservare l’unità dello Stato, l’Arabia Saudita chiede sicurezza ai confini e libertà di navigazione, mentre l’Iran continua a considerare il fronte yemenita uno strumento di pressione strategica. In questo contesto, il rafforzamento delle forze lungo la linea del fronte suggerisce che tutti gli attori si stiano preparando a un possibile ritorno della guerra, nonostante le dichiarazioni a favore della pace.