di Giuseppe Gagliano –
I ritardi e i blocchi nei bonifici bancari dall’Arabia Saudita verso gli Emirati Arabi Uniti, in particolare verso Dubai, alimentano i segnali di una crescente competizione economica tra le due principali potenze del Golfo. Secondo il Financial Times, alcune imprese avrebbero visto trasferimenti sospesi o restituiti senza spiegazioni, tanto da essere costrette a ricorrere a banche del Bahrein o ad altri canali più onerosi per completare le operazioni commerciali. La Banca centrale saudita respinge l’ipotesi di restrizioni mirate e attribuisce i ritardi a normali controlli basati sulla gestione del rischio.
L’episodio si inserisce però in un quadro più ampio di rivalità strategica. Dopo anni di stretta cooperazione su sicurezza regionale, politica energetica e contenimento dell’Iran, Arabia Saudita ed Emirati sono ormai impegnati in una competizione per la leadership economica del Medio Oriente.
Il piano di trasformazione promosso da Riyad punta infatti a fare della capitale saudita il principale centro finanziario e direzionale della regione, attirando multinazionali, banche, società di consulenza e grandi investimenti. In questa strategia rientra anche la decisione di numerosi gruppi internazionali di rafforzare la propria presenza nel regno per accedere più facilmente ai grandi progetti pubblici e alle opportunità offerte dalla trasformazione dell’economia saudita.
Se i rallentamenti nei pagamenti dovessero rivelarsi una pratica sistematica, il messaggio sarebbe chiaro: le imprese che operano con il mercato saudita dovrebbero ridurre la propria dipendenza da Dubai come piattaforma finanziaria e commerciale. Una simile dinamica comporta costi aggiuntivi, ritardi nelle forniture e maggiore incertezza nei rapporti tra aziende, incidendo sulla competitività del principale hub economico emiratino.
La sfida riflette due modelli di sviluppo destinati a confrontarsi. Da un lato l’Arabia Saudita dispone del maggiore mercato interno, della centralità politica e religiosa e delle risorse energetiche; dall’altro gli Emirati possono contare su un sistema finanziario consolidato, infrastrutture logistiche avanzate, porti, zone franche e una consolidata capacità di attrarre capitali internazionali.
Pur restando alleati su molte questioni di sicurezza regionale, le due monarchie stanno trasferendo la competizione sul terreno economico e geofinanziario. In assenza di uno scontro diretto, banche, investimenti, infrastrutture, appalti e flussi di capitale diventano gli strumenti attraverso cui ridefinire gli equilibri del Golfo.
La vicenda dei bonifici evidenzia così una trasformazione più profonda: il Golfo non è più soltanto un sistema di alleanze, ma anche uno spazio di competizione tra potenze regionali che puntano a conquistare la leadership dell’economia post-petrolifera. In questo contesto, anche la gestione dei flussi finanziari può diventare uno strumento di pressione strategica.


