Arabia Saudita. Riyadh punta sul Mar Rosso per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz

di Giuseppe Gagliano –

L’Arabia Saudita valuta l’ampliamento dell’oleodotto est-ovest che collega i giacimenti della provincia orientale al terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza strategica dallo Stretto di Hormuz. Secondo Reuters, il progetto consentirebbe di aumentare la quantità di greggio esportata verso i mercati internazionali attraverso una rotta terrestre alternativa, rafforzando la sicurezza energetica del Regno.
L’infrastruttura ha già una capacità di trasporto di circa 7 milioni di barili al giorno, parte della quale alimenta le raffinerie dell’Arabia Saudita occidentale. Un suo potenziamento permetterebbe a Riyadh di limitare l’esposizione ai rischi legati alle tensioni nel Golfo Persico, dove eventuali crisi con l’Iran potrebbero compromettere il traffico marittimo attraverso Hormuz.
La scelta riflette una strategia di lungo periodo. Lo Stretto di Hormuz continua infatti a rappresentare uno dei principali punti di transito del petrolio mondiale e qualsiasi interruzione della navigazione avrebbe ripercussioni sui mercati energetici, sui costi assicurativi e sulle catene di approvvigionamento dirette verso Asia ed Europa.
Il progetto saudita si inserisce in una più ampia trasformazione della geografia energetica del Golfo. Mentre gli Emirati Arabi Uniti dispongono già dell’oleodotto Habshan Fujairah per bypassare parzialmente Hormuz, altri produttori della regione osservano con interesse la possibilità di sviluppare vie alternative per ridurre la vulnerabilità delle esportazioni.
Sul piano della sicurezza, il rafforzamento dell’oleodotto comporta però nuove sfide. Le infrastrutture terrestri possono diventare bersagli di sabotaggi, attacchi con droni, missili o operazioni informatiche, imponendo investimenti costanti nella loro protezione e nella difesa dei terminali e delle stazioni di pompaggio.
Il maggiore ricorso al terminale di Yanbu rafforza inoltre il ruolo strategico del Mar Rosso, che diventa sempre più centrale per le esportazioni saudite. Anche questa regione, tuttavia, resta esposta ai rischi derivanti dall’instabilità nello Yemen, dalle tensioni nel Corno d’Africa e dalla competizione tra le principali potenze regionali e internazionali.
Per Riyadh la sicurezza energetica non dipende più soltanto dalla capacità di produrre petrolio, ma dalla possibilità di disporre di corridoi alternativi e resilienti. L’obiettivo è ridurre progressivamente il peso strategico di Hormuz, garantire continuità alle esportazioni e rafforzare la stabilità delle forniture verso i mercati internazionali.