ARESTIA DICHIARATA IN DUE NUOVE AREE DEL DARFUR: IL SUDAN È ORA IL PAESE PIÙ AFFAMATO DEL PIANETA, CON QUATTRO CARESTIE DICHIARATE

Nuovi dati dell’IPC (Integrated Food Security Phase Classification) confermano che la carestia in Sudan, già presente in due regioni, si è estesa a due nuove località nel Darfur settentrionale;
Il Sudan detiene ora il maggior numero di aree in carestia attiva al mondo, con oltre 375.000 persone a concreto rischio di morte per fame;
La crisi alimentare si inserisce in un contesto di sfollamenti di massa, collasso del sistema sanitario, focolai di colera e grave limitazione dell’accesso agli aiuti umanitari;
A ciò si aggiunge una grave carenza di fondi: il piano di risposta umanitaria per il Sudan nel 2026, che richiede circa 4 miliardi di dollari, ha finora ricevuto solo il 5,5% dei finanziamenti necessari;
Azione Contro la Fame è presente nelle aree di Darfur, Nilo Bianco, Nilo Azzurro, Kordofan e Mar Rosso per fornire cure contro la malnutrizione, servizi sanitari, acqua potabile, attività di promozione dell’igiene e assistenza alle popolazioni più vulnerabili.

La carestia, la forma più estrema di crisi alimentare e dichiarata solo in circostanze eccezionali, continua a diffondersi in Sudan. I dati dell’IPC (Integrated Food Security Phase Classification), il principale sistema internazionale per l’analisi e la classificazione delle crisi alimentari, confermano che due nuove aree del Darfur, nell’ovest del Paese, hanno superato le soglie di carestia (IPC Fase 5, il livello più grave della classificazione): Um Baru e Kernoi, entrambe a nord di El Fasher, capoluogo del Darfur Settentrionale.
Fino a ieri, nel mondo erano state dichiarate ufficialmente solo tre carestie al mondo: due in Sudan (El Fasher e Kadugli, confermate nel 2025) e una a Gaza. Con questo aggiornamento, il Sudan diventa il Paese con il maggior numero di territori in carestia attiva al mondo.
A Um Baru, oltre la metà dei bambini soffre di malnutrizione acuta, mentre a Kernoi la percentuale raggiunge il 34%. Questi dati fanno temere che circa altre 20 aree stiano affrontando una situazione altrettanto critica. Secondo i dati dello scorso novembre, oltre 375.000 persone si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta di livello Catastrofe (IPC Fase 5) e le stime indicano che più di 4 milioni di persone soffriranno di malnutrizione acuta nel corso dell’anno.
“La carestia non è un fenomeno improvviso che si manifesta da un giorno all’altro. È il risultato di mesi di assedio, violenze e abbandono. In Darfur stiamo assistendo a comunità intere lasciate senza nulla: niente cibo, niente aiuti, niente di niente” spiega Samy Guessabi, Direttore di Azione Contro la Fame in Sudan.

Una crisi umanitaria senza precedenti
La diffusione della carestia avviene mentre è già in corso la più grande crisi di sfollamento al mondo: 9,6 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case all’interno del Paese. Solo a El Fasher, oltre 1,2 milioni di persone hanno lasciato l’area dalla fine del 2025, mentre altri 4 milioni di sudanesi sono stati costretti a rifugiarsi nei Paesi vicini, come Ciad e Sud Sudan, per sopravvivere. Parallelamente, l’accesso all’acqua potabile è quasi inesistente e i sistemi sanitari sono praticamente collassati: l’80% delle strutture sanitarie risulta danneggiato o fuori servizio. I focolai di colera, morbillo e diarrea sono in aumento, soprattutto nei campi per sfollati privi di acqua sicura e servizi igienico-sanitari.
“Le famiglie mangiano una volta al giorno o non mangiano affatto. Molti sopravvivono nutrendosi di foglie bollite o mangimi per animali. Questa non è una crisi alimentare: è una crisi di sopravvivenza” aggiunge Guessabi.

Nessun accesso, nessun fondo, nessun tempo
L’accesso agli aiuti umanitari resta estremamente limitato in Sudan, in particolare nelle regioni del Darfur e del Kordofan, a causa del conflitto, dei blocchi, dell’insicurezza e degli ostacoli amministrativi. In alcune aree, le squadre umanitarie non riescono nemmeno a entrare.
A ciò si aggiunge una grave carenza di finanziamenti: il piano di risposta umanitaria per il Sudan nel 2026, che richiede circa 4 miliardi di dollari, ha finora ricevuto soltanto il 5,5% dei fondi necessari. Senza una risposta urgente, nei prossimi mesi il tasso di mortalità aumenterà drasticamente, soprattutto durante la prossima stagione magra e il periodo di piogge intense.
Azione Contro la Fame chiede un cessate il fuoco immediato, un accesso umanitario senza restrizioni e una mobilitazione urgente di fondi per impedire che la carestia continui a diffondersi in Sudan.
Nel frattempo, i nostri team sul campo continuano a fornire assistenza vitale in diverse regioni del Paese: in Darfur (nell’ovest del Sudan, epicentro della crisi), in Kordofan (nell’area centrale), nel Nilo Azzurro e nel Nilo Bianco (nel sud, lungo i principali corsi fluviali) e nello Stato del Mar Rosso (nella parte orientale), attraverso programmi di cura contro la malnutrizione, servizi sanitari, accesso all’acqua potabile, attività di promozione dell’igiene e supporto alle popolazioni più vulnerabili.
“La carestia non è inevitabile. È una decisione collettiva: o agiamo ora, oppure accettiamo che migliaia di persone moriranno per qualcosa di basilare come non avere abbastanza da mangiare” conclude Guessabi.